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Autobus, metro e casa: ecco i posti dove è più facile prendere il Coronavirus. La classifica dei “luoghi diffusori”

Francesco Vaia (Spallanzani): “La scuola e i trasporti vanno assolutamente preservati e potenziati”.“L’80% dei contagi, secondo l’Istituto superiore di Sanità, avviene in famiglia”, ricorda l’infettivologo Roberto Cauda (Gemelli) …

Sos coronavirus: aumentano le aspettative degli italiani in vista delle festività natalizie. E cresce la paura del contagio, il timore di ripiombare nel buio. Un nuovo lockdown e una terza ondata sono da evitare. Capire, pertanto, quali sono i “luoghi diffusori” in cui ci sono più probabilità di infettarsi, potrebbe aiutare a limitare la diffusione del Sars-Cov2 e, al contempo, indirizzare i cittadini a prendere decisioni ponderate. Un’analisi sulle modalità di diffusione del patogene e sugli ambienti dove ci si contagia può, dunque, essere utile. Seppur non esistano regole precise. Per il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, Francesco Vaia, “la scuola e i trasporti vanno assolutamente preservati e potenziati. Metterli in sicurezza deve essere ora l’obiettivo primario per evitare ad ogni costo che queste strutture possano trasformarsi in potenziali incubatori del virus”.

Autobus, metro e casa: ecco i posti dove è più facile prendere il Coronavirus

Scuola e mezzi pubblici, dunque, in vetta alla classifica. Insieme al focolaio domestico e agli ambienti chiusi. “L’80% dei contagi, secondo l’Istituto superiore di Sanità, avviene in famiglia”, ricorda l’infettivologo Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli. Per lui, “la casa è il luogo dove il rischio è più alto perché in famiglia quasi nessuno tiene la mascherina, mantiene le distanze e usa le precauzioni”.

Anche per l’epidemiologo Giuseppe La Torre, prof di medicina del lavoro alla Sapienza “il focolaio domiciliare è la categoria dominante (70-80%) di tutti i contagi: si pranza o si cena insieme, e si passa la serata a svolgere attività comuni”. Fermo restando che “nel periodo di settembre – ottobre di quest’anno, la diffusione indoor tipica è stata la partecipazione a banchetti (matrimoni, comunioni e cresime) o a funerali”. Secondo Cauda: “C’è stata una micro epidemia familiare, soprattutto in estate, quando i giovani, ad esempio, tornando a casa dopo le vacanze hanno infettato genitori e nonni”. Anche l’epidemiologo Enrico Girardi, direttore dell’Unità di epidemiologia clinica dello Spallanzani, ammette che “la maggior parte dei contagi avvengono in ambito familiare. Per tre motivi: il contagio è favorito dalla vicinanza, dalla durata dell’esposizione e dal fatto che non si indossanno mascherine”.

Condizioni favorevoli al virus ci sarebbero anche nei ristoranti: “Il pasto si consuma spesso vicini e senza indossare la mascherina”, nota Girardi. Tornando ai mezzi di trasporto: “Il problema – dice Cauda- non sono tanto gli aerei o i treni a lunga distanza, dove c’è una ridotta mobilità nelle corse, come nella tratta Roma-Milano, ma il trasporto pubblico cittadino”. Un rischio che, a detta di La Torre, “può essere ridotto con migliori condizioni di ventilazione”. L’altro “super diffusore” può essere la scuola. O meglio, tutto ciò che vi gravita intorno, quindi “la socialità dei ragazzi al di fuori della scuola, i trasporti, l’ambiente familiare”.

Autobus, metro e casa: ecco i posti dove è più facile prendere il Coronavirus.

Studi recenti hanno dimostrato come all’aria aperta il rischio di contagiarsi è molto basso. Volendo classificare quali luoghi sono, al momento, meno a rischio contagio si direbbe supermercati, biblioteche, musei e ristoranti all’aperto. “Ma anche all’interno dei locali di ristorazione, se vengono mantenute alcune caratteristiche di sicurezza, il rischio si abbassa notevolmente”. Esistono poi una serie di fatti episodici che riguardano cerimonie religiose oppure attività sportive che inseriscono chiese, conventi e palestre nella lista nera. “Gli sport di contatto, ad esempio – spiega ancora Girardi – comportano un’attività fisica intensa e quindi una maggiore emissione del virus dalle vie respiatorie”. Ogni luogo, insomma, è a rischio, ma deve essere correlato alle misure che ciascuno mette in atto. 

Autobus, metro e casa: ecco i posti dove è più facile prendere il Coronavirus.

“È possibile mitigare la diffusione del virus, ma non la possiamo impedire”,  precisa Cauda, il quale osserva che “la curva sta lentamente scendendo, ma non è calata come a giugno e a luglio. Se mai ci fosse una terza ondata a metà gennaio, primi di febbraio, il numero di casi, ancora elevato, coinciderebbe con la circolazione del virus influenzale, comportando un ulteriore stress sulle strutture sanitarie”. Bisogna dunque stare in allerta. Mai abbassare la guardia. Come ha più volte ricordato l’assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. In merito al coprifuoco: “Si è dimostrato un intervento non drastico ma utile”, ammette Girardi. Inoltre, “riduce le occasioni di incontro tra le persone”, continua Cauda. Vicinanza e assenza di protezione: sono loro i due nemici del virus. Se messi in atto in un ambiente indoor, la situazione può precipitare. Ecco quindi cosa consigliano di fare gli esperti : indossare la mascherina, disinfettare la mani, mantenere le distanze, evitare qualsiasi tipo di riunione familiare e ridurre il numero dei partecipanti a tavola. Cautela, anzitutto. Sacrificio. Ma anche un po’ di ottimismo: “Siamo forse arrivati all’ultimo miglio – conclude Cauda – con l’arrivo dei vaccini non si risolverà tutto e la ripresa sarà lentissima, ma le regole del gioco cambieranno e il virus sarà messo in un angolo”. 

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