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Coronavirus, Brusaferro (Iss): “RT arrivato a 1,7. Situazione grave si passa da scenario 3 a 4”

Il presidente dell’Istituto superiore di sanità: “Servono interventi urgenti e mirati”. “In molte regioni ci sono criticità e non si riesce neanche a raccogliere i dati” …

L’epidemia peggiora e la fotografia che fa oggi il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, è preoccupante.  L’Italia è in uno scenario di tipo 3 ma in evoluzione verso il 4. La situazione è “complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con criticità evidenti in numerose Regioni”.

Il monitoraggio della cabina di regia racconta, per il periodo dal 19 al 25 ottobre, di numeri sempre più negativi. Addirittura in certe regioni non si riesce nemmeno a raccoglierli al meglio, proprio per l’alta circolazione del virus. Secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità “11 regioni e Province autonome sono da considerare a rischio elevato di una trasmissione non controllata e 8 sono classificate a rischio moderato con probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese”.

In alcune regioni c’è già uno scenario compatibile con il 4, quello che in base al documento che indica le misure da prendere per prevenire e fronteggiare il Covid, per il quale è indicato il lockdown. In realtà il numero è inferiore a quello della settimana scorsa ma perché una parte delle amministrazioni locali, appunto, non hanno comunicato tutti i dati.

“Sono necessarie misure che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui sistemi sanitari, comprese restrizioni di attività non essenziali e restrizioni della mobilità nonché l’attuazione della altre misure previste”, cioè quelle del documento appena citato. I cittadini sono invitati a rimanere a casa il più possibile. È “fondamentale” che lo facciano. Chi esce comunque deve fare attenzione al distanziamento, usare correttamente la mascherina e rispettare le misure igienico sanitarie. Le Regioni vengono invitate “nuovamente” ad analizzare il rischio, anche in determinate zone del loro territorio e a “considerare un tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio e sulla base delle linee di indirizzo” sempre del documento con il rischio.

Tra l’8 ottobre e l’1 ottobre l’Rt, il fattore di replicazione, dei casi sintomatici è stato 1,70. Nella maggior parte delle Regioni è superiore a 1,25. La Cabina di regina sottolinea che c’è stato un “peggioramento nella qualità dei dati” comunicati, sia se si valuta la tempestività che la completezza. “Questo può portare a una sottostima della velocità di trasmissione e del rischio”. Significativo è che scende la percentuale dei casi scoperti con il tracciamento. Sono solo il 19.2% del totale. Significa, come detto da più parti negli ultimi giorni, che questa attività è ormai saltata. I casi non riconducibili a catene di trasmissione note, cioè slegati dall’attività di tracing, sono ben 49.511 contro i 23.018 della settimana precedente. Aumentano anche i focolai attivi (sono 12.716 dei quali 3.573 nuovi). “Si conferma il prevalente ruolo di amplificazione dell’infezione svolto dall’ambito familiare/domiciliare (82,6% di tutti i focolai attivi), a cui si accompagnano focolai in ambito lavorativo (3,8%) e legati ad attività ricreative (2,5%)”. Sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in scolastico (sono il 3,8% di tutti i nuovi focolai).

Per la prima volta una regione ha superato la soglia critica dell’occupazione in aree mediche, che è del 40%. Si tratta della Val d’Aosta, che ha superato il 50%. Ci sono 15 regioni che superano le soglie critiche di terapia intensiva e aree mediche nel prossimo mese.

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