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Coronavirus in Italia, i dati della settimana. Incremento record dei nuovi casi: +104%

L’epidemia entra in una nuova fase con 35mila casi tra il 7 e il 13 ottobre. Battuto di nuovo il record di tamponi, anche se ci sono regioni che ne fanno troppo pochi. Aumentano anche i decessi (+39%) e i ricoveri in terapia intensiva (+61%). Ancora tantissimi casi asintomatici …

Il doppio dei casi in appena sette giorni. Tra il 6 e il 7 ottobre la diffusione del virus ha avuto un cambio di passo nel nostro Paese, con il passaggio da 2.677 a 3.678 contagi. Da quel momento siamo entrati in una nuova fase. I dati dell’ultima settimana, quella iniziata appunto il 7 e finita ieri, martedì 13, rivelano un incremento mai visto. E’ stato infatti del 104%, visto che si è saliti da 17.254 a 35.208 nuovi infettati, cioè da una media di 2.464 a 5.030 al giorno. Il numero raggiunto è altissimo ed è stato superato solo due volte, nelle ultime due settimane di marzo,  da quando è iniziata l’epidemia.

I dati degli ultimi sette giorni raccontano anche di un nuovo record di tamponi, che hanno superato la quota di 800mila per la prima volta ma anche un aumento netto delle persone contagiate rispetto ai test fatti. In un colpo solo, altro segnale che rivela l’ingresso in una nuova fase, quella percentuale è passata da 2,41% a 4,30%. Crescono anche decessi e ricoveri ma siamo molto distanti dai livelli della prima ondata della pandemia, quando con un numero simile di nuovi contagi c’erano alcune regioni con gli ospedali strapieni. Tra i motivi c’è l’età media più bassa delle persone colpite. Sono giovani e quindi subiscono meno danni dal coronavirus. Pesa anche il fatto che l’infezione non è concentrata solo in certe aree, come un tempo, ma più diffuso a livello nazionale.

Aumenti in tutte le Regioni, Lombardia a +188%
Visto il dato nazionale, quasi tutte le Regioni vedono i numeri crescere, alcune in modo importante, a dimostrazione che la diffusione del coronavirus in Italia sta diventando sempre più omogena. Solo la Basilicata e la provincia di Trento vedono una diminuzione ma hanno un numero assoluto di casi che ovviamente non incide. Riguardo alle altre realtà locali, questo è quello che è successo, partendo da quella con il maggior numero di casi. La Lombardia  sale a 6.134 (+188,6%), la Campania a 4.664 casi (+72,4%), il Veneto a 3.273 (+87,7%) e batte il record delle settimane di marzo e aprile, la Toscana a 3.133 (+149,2%) e anche qui si è raggiungo il dato di gran lunga più alto, il Piemonte a 2.971 (+122%), il Lazio a 2.832 (+37,7%), l’Emilia-Romagna a 2.098 (+100%), la Sicilia a 1.919 (+81,3%), la Liguria a 1.756 (+104,1%), la Puglia a 1.426 (+94,3%), la Sardegna a 915 (+72,4%), l’Umbria a 851 (+144,9%), l’Abruzzo a 666 (+158,7%), il Friuli arriva a 648 (+100%), le Marche a 512 (+91,7%), la Provincia di Bolzano a 464 (+196%), la Calabria a 279 (+95,2%), la Val d’Aosta a 178 (+322,5%), il Molise a 112 (+232%).

Tamponi ancora record ma in certe regioni sono pochi
Crescono ancora una volta i tamponi. La differenza rispetto alla settimana precedente è di oltre 100mila test. Le regioni hanno raggiunto gli 818.611 esami in sette giorni, contro i 715mila della settimana precedente, quando era stato segnato un record. Il punto è, come si diceva, che la percentuale di positivi rispetto agli analizzati cresce, come di recente non era mai successo. Il dato di 4,3% di infettati è alto. A colpire è il numero relativamente basso di tamponi che vengono fatti in alcune regioni, per l’appunto quelle considerate più in difficoltà. La Campania tra il 7 e il 13 ottobre ne ha effettuati 60mila con una percentuale di positivi trovati molto alta, cioè del 7,73%. Si tratta di un numero che rivela la sostenuta circolazione del virus. Ma anche la Liguria che come visto ha più che raddoppiati i casi, fa pochi tamponi, 24mila, e trova un numero importante di postitivi, il 7,1%. La Sardegna è addirittura a 14mila (6,4% di positivi) e il Piemonte, altra realtà che nell’ultimo periodo ha avuto problemi, 52mila (5,67% di positivi). Il numero più alto di tamponi lo fa la Lombardia, 138mila (4,42% di positivi), seguita dal Lazio (96mila e 2,95% di positivi) che scavalca il Veneto (83mila per 3,94%).

Crescono i decessi e i ricoveri
Anche se con tassi non ancora preoccupanti e comunque molto inferiori a quelli dei contagi, aumentano anche i decessi. Nell’ultima settimana sono stati 216, contro i 155 della precedente (+39,3%). Ci vorrà tempo per capire se l’onda lunga dei casi, che si spera tra l’altro di abbassare grazie ai nuovi provvedimenti dell’ultimo Dpcm, inciderà sulle morti per Covid, facendole crescre. Di certo nelle settimane precedenti gli aumenti erano un po’ più bassi. In tre settimane sono più che raddoppiati (erano infatti 105), come rivelano i dati raccolti da Giorgio Presicce, analista della Regione Toscana che utilizza i numeri comunicati quotidianamente dalla Protezione civile.

Ieri i ricoverati in terapia intensiva sono saliti a 514. Sono 195 in più rispetto alla settimana prima e quindi l’incremento è stato alto, +61,3%. Rispetto a un mese fa, cioè il 13 settembre quando le persone curate nelle rianimazioni erano 187, si è avuto un aumento del 175%.

Riguardo al numero di tutti i ricoveri per Covid, quindi non solo quelli delle persone più gravi, il dato è salito a 5.590 contro 3.944 cioè sono 1.646, il 41% in più. L’aumento dell’occupazione delle terapie intensive è quindi stato più accentuato.

Qausi 90mila attualmente positivi
Con il grande incremento delle nuove infezioni, si osserva anche un aumento delle persone attualmente positive. Ieri erano 87.193, contro le 60.134 della scorsa settimana. In sette giorni c’è stato un aumento del 45% di queste persone, che per la grandissima parte non hanno bisogno del ricovero ospedaliero ma trascorrono la convalescenza a casa. Tantissimi di loro sono asintomatici.

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