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Coronavirus, la Lombardia agli ospedali privati “Liberate letti per malati lievi e gravi”

Ecco il piano messo a punto dalla Regione col record di contagi. Già da oggi una cinquantina di posti saranno a disposizione nei loro reparti di Rianimazione …

MILANO — Posti letto in reparti di Terapia intensiva, da sommare a quelli degli ospedali pubblici, tutti occupati. La creazione di mini-reparti per i pazienti che sono positivi al Covid-19 ma non hanno bisogno di essere intubati. La disponibilità a ricoverare nei loro reparti “ordinari” — come quelli di Medicina, Ortopedia, Cardiologia — quei malati che non hanno nulla a che fare con l’epidemia, ma hanno comunque bisogno di assistenza, poiché con patologie o vittime di un incidente. E la riduzione del 70 per cento dei loro ricoveri e interventi “in elezione” (quelli programmati e non urgenti) per fare spazio ai contagiati. Eccolo, il piano messo a punto in Lombardia — la regione “record” di contagi da nuovo coronavirus: a ieri sera erano 1.254 i pazienti positvi — per far fronte all’emergenza. Coinvolgendo gli ospedali privati e chiedendo loro di scendere in campo, mettendo a disposizione posti letto e “prestando” i loro medici al sistema pubblico, per andare in soccorso dei colleghi delle zone dove ci sono più contagi, come Crema, Lodi e Cremona.
«La sanità privata sta mettendo a disposizione i propri spazi — dice l’assessore lombardo al welfare Giulio Gallera — è un utilizzo che avviene attraverso i budget già assegnati alle strutture, non ci sono costi in più per il pubblico: il sistema si sta stringendo senza porre la questione del rendiconto economico». Il piano è stato messo a punto ieri a Palazzo Lombardia, durante un incontro tra i vertici regionali e i rappresentanti di Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) e Assolombarda. Già da oggi, una cinquantina di letti nei reparti di Rianimazione degli ospedali privati dovrebbe essere messa a disposizione del sistema regionale, aggiungendosi ai 140 già ricavati nei pubblici (e quasi del tutto occupati). Dal San Raffaele e altri ospedali del Gruppo San Donato è poi partita una ventina di medici, per aiutare i colleghi delle zone dove l’epidemia è più diffusa: un’altra ventina, da altri ospedali privati, dovrebbe andare in “prestito” agli ospedali nei prossimi giorni.
Il piano coinvolge sia le strutture che fanno capo a holding private, sia quelle che sono di proprietà di enti o fondazioni religiose: «In Lombardia abbiamo 16 mila operatori nelle nostre strutture, possiamo offrire un buon contributo — spiegano dall’Aris, guidata da padre Virginio Bebber — Noi operiamo no profit e senza scopo di lucro: abbiamo già rinviato tutte le operazioni non urgenti e attrezzato le nostre strutture per accogliere i malati».
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