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Coronavirus, la “variante italiana” isolata al Campus Bio-medico di Roma: “Era qui già a luglio”

La variante italiana del Covid 19 è molto simile a quella inglese ed è passata tra le mani di Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia …

Come nella migliore delle tradizioni scientifiche la scoperta è avvenuta per caso: la variante italiana del Covid 19 è molto simile a quella inglese ed è passata tra le mani di Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio- Medico di Roma. Che innanzitutto spiega: ” La mutazione italiana, come quella inglese, non dovrebbe in nessun modo mettere a rischio l’efficacia del vaccino”.

Com’è ormai noto, il virus si aggancia alle nostre cellule e le infetta attraverso la proteina Spike che ha una determinata struttura e che caratterizza il Covid per la sua forma a corona. Solo se la maggior parte dei “mattoncini” che compongono questa struttura dovesse mutare i vaccini andrebbero rifatti daccapo. Ma non è questo il caso perché la mutazione è minima: ” Rispetto al virus più diffuso la variante inglese ha una mutazione in posizione N501Y mentre quella italiana varia in posizione N501T. Cambia solo un aminoacido ed è probabile che la T si sia modificata in Y nell’arco di un mese, tra agosto e settembre, gironzolando in Europa”, spiega Ciccozzi. Capire quali dei mattoncini che compongono la proteina è mutato è importante perché aiuta a comprendere i motivi di alcune reazioni anomale: il virologo Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia clinica all’università di Brescia, aveva un paziente oncologico che si è ammalato quest’estate. Nonostante sia guarito spontaneamente a novembre, ha continuato a risultare positivo: “Caruso voleva capire il motivo perché si trattava di un caso particolare e una volta trovata la sequenza del virus che ha attaccato quel paziente io ho individuato la mutazione”, continua Ciccozzi.

Massimo Cicozzi 

La reazione anomala del paziente potrebbe dunque essere causata proprio dalla variante ed è anche per questo che la scoperta è importante e va approfondita: ” Ora ne vanno studiati con attenzione gli effetti – spiega – ma in termini di letalità e di contagiosità non cambia nulla né rispetto alla versione più diffusa del Covid né rispetto alla variante inglese che secondo gli anglosassoni si diffonde più rapidamente”.

La variante italiana circola almeno da agosto se non da luglio. Concentrarsi sulle mutazioni serve a tenere sotto controllo l’evoluzione del virus e i suoi effetti, ovviamente non solo in Italia: ieri mattina, Caruso, Ciccozzi e altri ricercatori hanno inviato una lettera alla rivista scientifica inglese The Lancet, spiegando l’esistenza e le caratteristiche dell’ultima mutazione trovata (l’epidemiologo ne ha individuate altre 13 a metà dicembre). Se la scoperta dovesse essere pubblicata, tutto il mondo scientifico verrebbe a conoscenza della scoperta e potrebbe capire se ci sono casi di variante italiana anche in altri paesi.

Intanto, Ciccozzi coglie l’occasione della scoperta per ribadire che in Italia “la sorveglianza sulle mutazioni epidemiologiche non è sostenuta a sufficiente e la ricerca in questo campo è quasi inesistente mentre bisognerebbe creare un consorzio ad hoc come nel Regno Unito”.

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