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Coronavirus, l’Italia supera i 50 mila morti

Le vittime sono per la maggior parte uomini, over 80, con altre patologie e sintomatiche al momento del ricovero …

L’Italia supera i 50 mila morti di Covid. Un numero impressionante raggiunto oggi con altre 630 vittime. Una strage silenziosa consumatasi in dieci mesi di Covid.

Nella prima ondata la mortalità era al 13%, oggi siamo al 3,7%. In Germania è dell’1,6% e in Danimarca dell’1,2%. Ma essendo la letalità il rapporto fra morti e positivi, risente molto del numero di tamponi, che in Italia dalla primavera a oggi sono decuplicati.

L’età media dei deceduti è 80 anni, in base ai dati raccolti dall’Istituto superiore di sanità. In particolare, riguardo alle fasce di età, il 41,1% dei decessi riguardano quella tra 80 e 89 anni, il 25,5% quella tra i 70 e i 79, il 18,8% quella sopra i 90, il 9,8% quella tra 60 e 69, il 3,5% quella tra 50 e 59. Sotto i 49 anni le morti rappresentano poco più dell’1% del totale.

Numeri che riflettono lo scricchiolio degli ospedali. Un positivo su dieci ha bisogno di ricovero. Un ricoverato su dieci entra in terapia intensiva. Un malato in terapia intensiva su 3 purtroppo non ce la fa. E oggi, in quei reparti, in Italia abbiamo 3.810 persone. Durante il picco in primavera l’età media era scesa a 78 anni. A metà luglio era risalita a 85 e oggi è di nuovo poco sotto agli 80.

Quanto al sesso, gli uomini sono i più colpiti mentre le donne sono il 42,5% del totale delle persone ad aver perso la vita a causa del Coronavirus.

L’Istituto superiore di sanità ha studiato, su un campione di casi, da quante patologie preesistenti erano colpite le persone poi decedute. Il numero medio di malattia è 3,5. Solo il 3,3% dei pazienti non ne avevano nemmeno una, mentre quasi il 65 ne avevano tre o più. Le più comunemente osservate sono state l’ipertensione, il diabete, la cardiopatia ischemica, la fibrillazione atriale, la demenza, l’insufficienza renale e così via.

Carlo Signorelli, professore di igiene e sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano , aveva spiegato pochi giorni a Repubblica che “si tratta spesso di casi con tre patologie. Più ancora dell’età, la presenza di altre malattie è un fattore di rischio per il Covid”. Se poi l’Italia va peggio di altre nazioni europee, è anche per la sua struttura demografica. “Gli ultra 70enni nel nostro Paese sono il 17%, mentre la media europea è del 10%. In Catalogna e a Londra è del 9%”.

Riguardo ai sintomi osservati prima del ricovero di persone poi decedute, il più diffuso è la febbre, poi la dispnea, e la tosse. L’8% delle persone non aveva invece alcun sintomo al momento del ricovero. Di solito, quando le cose sono destinate ad andare male per un paziente lo si capisce presto. Dall’inizio dei sintomi alla morte infatti passano in media 12 giorni, dei quali 5 tra i sintomi e il ricovero e 7 in ospedale.

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