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Coronavirus, nonni e nipoti che perdita non vedersi. Lettere, compiti via web e favole al telefono: ecco i modi per restare uniti nell’era Covid

L’intervista alla psicoanalista dell’Aipa Caterina Tabasso …

Nonni e nipoti davanti al Covid, separati dalla pandemia, divisi tra la paura della malattia e quella di perdersi, di abolire, per decreto ministeriale e sicurezza, giorni e legami che nutrono le rispettive giornate, le rispettive anime. “C’è la paura del virus, dei giovani sospettati di essere veicolo di contagio. Ma c’è l’amore, l’abitudine, rapporti tessuti in anni di pomeriggi dopo la scuola, mentre i genitori lavorano. È un momento difficile per tutte e due le generazioni che perdono qualcosa di fondamentale non vedendosi” dice Caterina Tabasso, psicoanalista dell’Aipa.

Cosa perdono i ragazzi?
“Da un punto di vista pratico la possibilità di avere accanto i nonni che propongono attività e temi diversi dai genitori. I nonni sono i custodi delle storie di famiglie, tramandano attività che per mancanza di tempo non si imparano dai genitori, io da mia nonna ho imparato la maglia ma anche a pescare”.

E dal punto di vista psicologico?
“I nonni sono un formidabile baricentro nelle relazioni che così all’improvviso viene a mancare, spostando equilibri nella famiglia e tra generazioni. Sono figure che pur avendo autorevolezza danno un altro punto di vista rispetto a mamma e papà su molti argomenti”.

E questo cosa comporta?
“Più relazioni i bambini hanno, più vengono aiutati a strutturare la loro personalità in modo positivo e articolato. Più figure di attaccamento si hanno, più c’è la possibilità di vedersi attraverso gli occhi degli altri e maggiore è la probabilità di avere una buona autostima. Ecco cosa viene a mancare. Mia nipote si lamentava in inverno perché era stato abolito il rito del pranzo al giovedì, col nonno poi che restava a guardare i cartoni animati o leggeva una storia. Chiacchiere e condivisione”.

E i nonni senza nipoti?
“La vecchia generazione senza i bambini perde degli antiossidanti relazionali, degli antidepressivi formidabili, dei trainer sportivi e mentali. Perché i nipoti tengono svegli sul piano cognitivo, danno una funzione quando si va in pensione e così ci si sente anche utili, oltre ad avere uno scambio affettivo profondo”.

C’è un diverso modo di vivere la separazione nei giorni del Covid?
“I nipoti capiscono le regole per proteggere i più deboli, basta spiegaglielo e sono molto ligi, chi la vive peggio sono i nonni perché i ragazzi crescono in fretta e il senso del tempo è ovviamente diverso e questo provoca angoscia in chi è avanti con l’età. C’è la paura che dopo il lockdown li ritroveranno cambiati, che i giovani non avranno più bisogni di loro, di perdere tempo prezioso di affetto e rapporti che non torna più”.

Che fare per conciliare sicurezza anti covid e affetti?
“Per nutrire e mantenere il rapporto considerando le norme di sicurezza, la dimensione online diventa centrale. So di nonni che nel primo lockdown raccontavano le favole prima di dormire al telefono, o facevano fare i compiti assieme sul web o ancora si mettevano ognuno a casa propria col video accesso a fare le torte in simultanea. La soluzione è trovare le modalità via web che diventino pretesto di incontri affettivi. Si può anche ricominciare a scrivere, o vedersi all’aperto con le mascherine. E dare la parola: chiedere ai ragazzi, ai bambini cosa vogliono far sapere ai nonni, riempire di contenuti la relazione”.

C’è chi se ne infischia delle regole per vedere i nipoti.
“Possibile, so di chi a quasi ottant’anni non ci ha pensato su due volte e questa estate ha preso la macchina, per non rischiare contagi, e si è fatto duemila chilometri per incontrare il nipotino appena nato. Rispettando però le norme e facendosi i tamponi”.

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