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Coronavirus, postazioni drive in in tutte le Asl: in Veneto ora i tamponi si fanno h24

La scelta della Regione guidata da Luca Zaia per accelerare il tracciamento. Postazione notturna anche a Schiavonia, dove il 22 febbraio scorso ci fu il primo morto di Covid in Italia …

Tamponi a ciclo continuo in tutte le Usl del Veneto. Servizio attivo 24 ore su 24 con modalità drive-in, per consentire a tutti di poter svolgere l’accertamento che rileva la presenza del virus. A breve arriveranno anche i rinforzi dell’esercito, come annunciato dall’assessora regionale alla Salute Manuela Lanzarin. Grande afflusso a ogni ora del giorno e, soprattutto, della notte.

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La Regione Veneto di Luca Zaia ha deciso di praticare sia i tamponi molecolari, sia quelli rapidi che il professor Andrea Crisanti giudica inaffidabili. Un esempio, per dare la proporzione: lunedì scorso allo stadio Euganeo di Padova, al drive-in sono stati effettuati 1.048 tamponi, di cui 391 molecolari e 657 rapidi. Si valuta caso per caso e si decide quale praticare. Se in una famiglia c’è un positivo, agli altri membri si praticano i tamponi molecolari. Ma se il positivo viene rilevato in un’aula scolastica, a tutti gli altri studenti viene somministrato il tampone rapido e, solo in caso di positività, si procede con quello molecolare.

Tra le strutture coinvolte nello screening c’è anche l’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia (Padova), dove il 22 febbraio scorso c’è stato il primo morto d’Italia per Coronavirus. Una tenda che assicura il servizio notturno di tamponi è stata collocata dietro il pronto soccorso: è una struttura della Protezione civile, di quelle che Schiavonia ha conosciuto nei primi giorni dell’emergenza. Grande afflusso fin dall’apertura, e così è anche per lo stadio Euganeo di Padova, dove spesso vengono segnalate lunghe code e attese anche di un’ora e mezza. Tamponi H24 anche nelle province di Venezia, Verona, Vicenza, Treviso, Rovigo e Belluno.

L’algoritmo adottato dall’unità di crisi della Regione Veneto prevede che a fine novembre il Veneto entrerà in fase gialla: il terzo grado di allerta in una scala di cinque, che  corrisponde alla crescita dei pazienti in rianimazione oltre quota 150 o alla presenza di malati in area non critica superiore ai 900. Altre conseguenze previste sono la riapertura dei dieci Covid Hospital (già riattivati), l’incremento dei posti letto, la riorganizzazione e il trasferimento delle altre attività di cura, emergenza e urgenza in ospedali dedicati. Crediti

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