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“Così portiamo l’ospedale dal paziente”: a Parma le unità mobili fanno argine a virus sul territorio

Antonio Nouvenne del Maggiore: “Con due unità mobili riusciamo a fare circa 17 interventi al giorno operando in modo che le persone più fragili, a rischio di essere ospedalizzate o di fare lunghe attese in pronto soccorso, possano avere un immediata risposta” …

Nel periodo di massima emergenza sanitaria, tra marzo e aprile, quando il Paese ha dovuto affrontare la prima ondata della pandemia da Covid-19, sul territorio di Parma hanno svolto un ruolo di cruciale importanza le unità mobili multidisciplinari (Umm), mezzi attrezzati per portare l’ospedale a casa del paziente, limitando nello stesso tempo in modo significativo l’accesso alle strutture destinate al ricovero.

Ideate nel 2018 per curare direttamente i pazienti presso il proprio domicilio oppure presso i Centri residenziali per anziani (Cra), le Umm hanno permesso di contenere il numero di pazienti ricoveratigestendo i malati sia positivi che negativi al coronavirus, direttamente sul territorio.

Il ruolo svolto dalle Umm nel raggiungere i pazienti più fragili o con ridotta mobilità e nel prevenire il rischio di saturazione degli ospedali è raccontato anche dai nudi numeri: dal 2 aprile ad oggi sono stati visitati 1.400 pazienti, si è evitato l’accesso al Pronto soccorso a circa 220 pazienti e si è potuto effettuare il ricovero diretto per 101 pazienti.

Di fronte a un virus la cui traiettoria è stata finora caratterizzata da imprevedibilità e incertezza, le Umm hanno rappresentato uno strumento prezioso per la loro adattabilità e flessibilità come testimonia Antonio Nouvenne, gastroenterologo, dottore di ricerca in medicina interna, responsabile della Struttura semplice unità mobile multidisciplinare dell’ Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.

“L’unità mobile, nella forma in cui è stata ideata e creata a Parma, rappresenta di fatto un unicum sia da un punto di vista assistenziale sia sul piano scientifico. Come Azienda ospedaliera universitaria, cerchiamo di coniugare l’attività assistenziale con l’attività di ricerca. In questo caso possiamo parlare di un laboratorio di idee in cui la ricerca si rivolge alla riorganizzazione sanitaria”, spiega il dottore.

Le unità mobili che operano a Parma hanno suscitato molto interesse nella comunità medico scientifica a livello nazionale, come testimonia il responsabile di questa innovativa struttura operativa: “Anche da parte di una università di Roma ci è arrivata la richiesta di una copia del protocollo. L’intenzione è quella di poterlo applicare anche da loro, nella zona limitrofa all’ospedale”.

Se esistono altre esperienze in Italia di veicoli che si spostano per eseguire fuori dall’ospedale cure ed esami clinici, “in genere si tratta di esperienze limitate alla portabilità di uno strumento oppure di unità mobili di una sola persona”.

Da una visione diversa nascono le Umm “con le quali volevamo portare l’ospedale dal paziente. La nostra unità mobile è concettualmente simile a un piccolo ospedale perché a bordo sono presenti specialisti diversi che vanno, a seconda delle necessità del malato, dallo pneumologo all’infettivologo, dall’internista al gastroenterologo. Inoltre abbiamo la possibilità di fare nel salotto di casa i principali esami di laboratorio con un piccolo dispositivo portatile e l’ecografiain cui il nostro gruppo è diventato molto esperto come ecografia clinica: tutti quelli che salgono sulla Umm sono in grado di fare una ecografia del torace, del polmone, del cuore, dell’addome e dei principali vasi”.

Si tratta di una grande possibilità che nell’era Covid, prosegue Nouvenne, si è rivelata cruciale al punto che “in questi giorni, la direzione generale dell’ospedale ha deciso che questo modello diventi una Struttura semplice di unità operativa, come se fosse un mini-reparto mobile autonomo”.

Di fronte alla minaccia della seconda ondata pandemica, la disponibilità di unità mobili già collaudate nella loro capacità operativa sul territorio appare molto importante sia sul piano dell’intervento diagnostico che preventivo e terapeutico: “Le Umm ci permettono di stratificare (classificare, ndr) il rischio di ospedalizzazione dei pazienti oltre a permetterci di decidere che intensità di cura assegnare”.

La grande versatilità delle unità mobili si è mostrata anche in relazione ai pazienti non Covid: “Le Umm sono state utilizzate moltissimo sopratutto quando c’è stata necessita, passata la prima ondata, di recuperare le prestazioni ambulatoriali destinate a persone il cui appuntamento era saltato durante la fase acuta della emergenza sanitaria”.

Attivate dal medico di medicina generale che segnala il caso, spesso dopo averlo già fatto valutare dalle Usca (unità speciali di continuità assistenziale) che si muovono sul territorio per monitorare i pazienti Covid, In questo momento le Umm permettono di valutare precocemente l’eventuale necessità di un ricovero: “Il nostro ruolo è importante perché quando i colleghi dell’Usca o di medicina generale vedono che il malato non appare più stabile, ci chiamano e noi ci rechiamo a casa del paziente, lo valutiamo, facciamo l’emogasanalisi arteriosa e l’ecografia del torace con la quale riusciamo a stimare l’estensione della polmonite. Stimando la combinazione del dato di laboratorio e del dato d’immagine dell’ecografia, possiamo decidere in maniera molto precoce se il paziente necessita di un ricovero o meno”.

Grazie a questa capacità di intervento e diagnosi precoce, l’evoluzione subdola e imprevedibile del virus viene posta sotto maggiore controllo e in molti casi viene prevenuta nella sua fase di acutizzazione: “Ci è capitato più volte di ricoverare pazienti che arrivano in ospedale senza una grave insufficienza respiratoria ma che dopo poche ore cominciano a peggiorare perché, grazie a queste due tecniche associate, siamo stati anticipatori rispetto alla evoluzione della malattia”.

La presa in carico dei pazienti è completa e garantisce una reperibilità a copertura totale. Al paziente viene fornito infatti un numero di telefono attivo 24 ore su 24 per tutto quello che concerne la sua condizione connessa alla malattia e questo permette un intervento diretto e immediato: “Pochi giorni fa abbiamo ricoverato di notte un paziente che era a domicilio e che avevamo valutato due giorni prima ma che ha cominciato improvvisamente a peggiorare. Dal letto di casa sua è stato prelevato dall’ambulanza e portato direttamente al letto dell’ospedale”.

In accordo con l’iniziale spirito del progetto che nasce per dare a tutti uguali opportunità di cura, “oggi, con due unità mobili a disposizione, riusciamo a fare circa 17 interventi al giorno operando in modo che le persone più fragili, a rischio di essere ospedalizzate o di fare lunghe attese in pronto soccorso, possano avere un immediata risposta dal sistema sanitario”.

Altra funzione molto importante svolta dall’unità mobile, in collaborazione con il servizio di pneumologia e ventilo terapia dell’Usl, è quello di fare uno stretto monitoraggio dei pazienti post-covid: “In particolare ci occupiamo dei pazienti che hanno sintomi persistenti o dei pazienti a ridotta mobilità per i quali abbiamo creato un protocollo in base al qualein un’unica sessione di visita nel loro salotto di casa gli facciamo prova da sforzo, spirometria, emogas, ecografia torace, cuore e addome. Sei esami per i quali si dovrebbero impiegare ore girando in diversi ambulatori vengono fatti in un’ora a casa del paziente”.

Parma, nelle case protette dove i medici combattono Covid – Foto

Una giornata al seguito dei medici del Maggiore durante le visite dell’Unità mobile multidisciplinare sui pazienti sintomatici Covid residenti nelle case di riposo di Parma e provincia. Ogni mattina al padiglione Barbieri, al termine del briefing coordinato da Tiziana Meschi, direttore del dipartimento Medico geriatrico riabilitativo e della struttura complessa Lungodegenza critica, un equipaggio di specialisti formato da formata da un medico internista, un pneumologo e un infettivologo si reca nelle Rsa per una valutazione completa degli anziani tramite esame clinico e un’ecografia al torace. La sintesi degli interventi avviene in un documento finale per ogni struttura inviato a enti gestori e amministratori. L’obiettivo è quindi duplice: dare risposte alle necessità di cura, fronteggiare i focolai virali presenti. (Foto Marco Vasini)

Task force sanitarie entrano nelle case protette per sconfiggere il virus

Una esperienza arricchente non solo sul piano della esperienza professionale ma anche dal punto di vista umano: “Quello che mi sta dando questa esperienza sul piano umano è straordinario. Nelle visite incontriamo gratitudine, delicatezza, stupore. Alcuni chiedono se devono pagare un ticket e poi restano sorpresi dalla gratuità del servizio. Altri, forse incoraggiati dal trovarsi tra le mura domestiche, chiedono consiglio anche su situazioni personali non legate al covid come una giovane donna che ha confidato la sua preoccupazione rispetto alla possibilità che la pandemia possa interferire col suo progetto di maternità”.

Operare all’interno delle case, usando una immagine, “è come essere in un ristorante con cucina a vista: mentre valuti il paziente hai intorno a te i familiari che sono preoccupati. Ogni tua espressione, frase o gesto vengono letti e interpretati. Se questo può creare stress, è anche molto arricchente: aiuta a capire quanto sia importante per un medico modulare il linguaggio sulla persona che ha davanti. Ho scoperto sulla unità mobile il senso vero della parola empatia: avere un colloquio che vibra alla stessa frequenza dell’ascoltatore, modulare il proprio discorso per spiegare una patologia difficile riuscendo ad accordarsi sul paziente. Riuscirci è molto bello. Forse la soddisfazione più grande, oltre a quella professionale”. (Lucia de Ioanna)

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