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Ecco come in Puglia si studia la variante inglese del Coronavirus. L’esperto: “Attenti, i più piccoli sarebbero più vulnerabili”

In attesa di conoscere l’esito dei tamponi effettuato sulle due persone risultate positive al rientro dal Regno Unito, nella sede di Putignano del’Istituto zooprofilattico si studia quanto finora pubblicato dagli scienziati britannici …

Le macchine girano a pieno ritmo nel Laboratorio di biologia molecolare di Putignano. Lì, nella sede distaccata dell’Istituto zooprofilattico di Puglia e Basilicata che ha base a Foggia, il dottor Antonio Parisi scoprirà se i due pugliesi rientrati dal Regno Unito positivi al Coronavirus ne hanno importato la variante inglese oppure no. Il sequenziamento è in corso. “E servono almeno 40 ore per portarlo a termine”, spiega il dirigente della struttura.

“Si tratta di un’attività complessa. Quando la macchina avrà finito di processare i tamponi inizia un’altra fase che si chiama assemblamento, nella quale si dà una logica al sequenziamento attraverso una serie di passaggi con un software dedicato”, conferma il direttore dell’Istituto zooprofilattico, Antonio Fasanella. Con il Natale alle porte, dunque, bisognerà attendere ancora un po’ per sapere se in Puglia sia arrivata la nuova versione made in Uk del virus. Ma la risposta a quella domanda non ha soltanto risvolti scientifici. “Perché la variante inglese sembra avere una certa predilezione per le fasce d’età più basse della popolazione, al di sotto dei 15 anni, almeno secondo i primi riscontri dei ricercatori britannici”, dice Parisi. “Se questo fosse vero – ragiona l’esperto – sarebbe un dato da tener presente in vista della riapertura delle scuole. Ma al momento è soltanto un’ipotesi sulla quale stanno lavorando Oltremanica”. 

Dopo il verdetto sulla carta d’identità del virus, i tamponi lasceranno Putignano per Foggia, dove i tecnici proveranno a “isolare” il virus. “Significa consentirgli di potersi replicare in vitro su una coltura cellulare, il che può aprire nuovi scenari sul piano della ricerca”, racconta Fasanella. A cominciare dalla possibilità di valutare se il plasma iperimmune sviluppato dai pazienti guariti dal Covid sia efficace anche contro la nuova variante. “È quello che faremo, insieme con una valutazione sulla velocità di replicazione del virus”, assicurano dall’Istituto.

Finora, però, quel che è certo è che in Puglia ha circolato un’altra variante. O meglio, fra i 190 genomi sequenziati a Putignano, a prevalere è stato quello che gli addetti ai lavori chiamano B.1.177, più conosciuto come ‘variante spagnola’. “È quella che si è affermata nella nostra regione da agosto, quando si è innescata la seconda ondata dell’epidemia”, rimarca Parisi. Secondo gli scienziati, il virus di Wuhan “è praticamente scomparso”. Prima è stato soppiantato dalla variante europea D614G, poi da quella spagnola. “Che è attualmente predominante in tutta Europa e come da noi. E che – ricorda Fasanella – ha creato più guai con la seconda ondata”.

Le sentinelle del virus dell’Istituto zooprofilattico tengono alta la guardia mentre cresce l’attesa per il verdetto sulla natura del virus che è arrivato a Bari da Londra giovedì 17 dicembre. I tamponi sui quali sarà effettuato il sequenziamento sono due, ma potrebbero aumentare. Per una ragione semplice: sono 1.215 i passeggeri sbarcati nelle ultime due settimane dagli otto aerei Ryanair atterrati a Bari e Brindisi dalla Gran Bretagna, e tutti saranno sottoposti a tampone. I test positivi saranno passati al setaccio dall’Istituto zooprofilattico per disegnare il genoma del virus. La caccia alla variante inglese è appena cominciata.

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