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Il progetto contro gli stereotipi di genere: la classe di ragazze che impara i lavori dei maschi

L’esperienza de L’altra metà del cielo che punta ad avvicinare le studentesse alle materie scientifiche in un istituto tecnico e in una elementare …

“La cosa che le donne devono fare lavori molto più leggeri e semplici è stata pensata fin dalla preistoria, ma è veramente ingiusta. Forse le donne volevano andare a cacciare invece di raccogliere i frutti. Questo progetto ci ha insegnato che le ragazze possono fare lavori principalmente svolti dagli uomini, basta seguire i propri sogni”. Le bambine di quarta elementare sintetizzano così il senso dell’esperienza fatta con ‘L’altra metà del cielo’, il progetto della Fondazione Bet She Can, che punta ad avvicinare le studentesse alle materie scientifiche, le cosiddette discipline Stem, e che non si è fermato nonostante le difficoltà determinate dalla pandemia. “Lavoriamo con bambine e bambini dai sei ai dodici anni, per intervenire prima che si formino in loro i preconcetti ancora presenti nella nostra società”, spiega Simona Frignani, project manager di Bet She Can, che per rendere il messaggio più efficace punta sull’educazione. A guidare le 20 studentesse di tre classi quarte della Bergonzi di Reggio Emilia sono stati da Milano gli allievi della quinta indirizzo Meccanica e meccatronica dell’istituto tecnico e professionale Galilei Luxemburg, che hanno accompagnato le bambine nell’ideazione e nella progettazione attraverso il programma Tinkercad ciascuna del proprio portapenne. L’ultima fase, quella della stampa in 3D dei modelli, sarà terminata appena i ragazzi del Galilei potranno rientrare a scuola e, quando le regole lo consentiranno, ci sarà l’incontro per la consegna. Intanto le bambine hanno scritto letterine di ringraziamento ai loro “insegnanti speciali” che, ammettono, “sono stati più bravi del professore a spiegare”. “È servita una grande organizzazione per fare tutto a distanza – racconta Marco Di Floriano, allievo della 5MA – ma loro sono state bravissime, hanno imparato subito a utilizzare il programma”.

Il progetto, tra novembre e l’inizio di dicembre, ha visto le studentesse di nove anni collegarsi a gruppi di cinque alla volta ciascuna con il proprio tutor 18enne (a casa perché in didattica a distanza) per trasformare le proprie idee in oggetti reali e acquisire quindi competenze informatiche e di progettazione. “Di solito lavori come il geometra sono svolti dai maschi – sottolinea Sabrina, allieva della 4C – , così abbiamo dimostrato che anche le femmine possono dedicarsi a certe attività e fare cose che neanche noi ragazze sapevamo di poter fare”. Il tema è proprio “avvicinare le bambine alle discipline tecniche e scientifiche – spiega Annamaria Borando, preside del Galilei-Luxemburg -. Durante gli open day ribadiamo che non ci sono corsi per maschi e corsi per femmine, ma nelle classi degli indirizzi tecnici le ragazze sono ancora poche, anche se bravissime”. Il segreto sta nel far comprendere alle bambine che hanno la capacità di dedicarsi a determinate discipline prima che si convincano di non saperlo fare. Così Gabriela, a cui è piaciuto soprattutto “poter realizzare concretamente il progetto che avevo immaginato” , a nove anni è consapevole che “anche le femmine possono fare i lavori che di solito svolgono i maschi e viceversa”, dal momento che mentre le bambine operavano al computer i maschietti si sono dedicati alla tessitura con il telaio. Perché il tema di fondo “è l’educazione alla cittadinanza – sottolinea la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Augusta Celada -, per capire che la pluralità dei punti di vista, a cominciare da quello maschile e femminile, è preziosa in ogni ambito della società”.

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