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Lap dance con mascherina, solo chiacchiere per gli scambisti: la mesta fine delle notti peccaminose segnate dal Covid

Viaggio nella Genova by night dove le spogliarelliste sono doppiolavoriste alle prese con la crisi …

Ballerine di lap dance con la mascherina, a Pegli. Il locale notturno che si inventa l’apericena prima del tramonto, a Quarto. La via dei night deserta con il coprifuoco alle 21, a Sampierdarena. ll locale per scambisti dove si chiacchiera di coronavirus, a Staglieno. Sono tempi duri, anche per le notti peccaminose: con l’epidemia di covid-19 che dilaga, le limitazioni agli orari di apertura e gli obblighi di distanziamento, i gestori dei locali notturni si sentono messi all’angolo. «E’ un momento difficile per tutti, i clienti scompaiono, ci ritroviamo costretti a lasciare i lavoratori a casa. Questa volta rischiamo davvero di chiudere».
 
Basta vedere cosa sta succedendo nel Quindi Club di Quarto, circolo culturale che da 15 anni è il punto di riferimento per la lap dance nel levante genovese. Alla luce del divieto di servire alcol dopo la mezzanotte, il Quindi apre alle 18 e organizza serate con l’aperitivo. «Come sta andando? Male. La gente ha timore di stare al chiuso», spiega il vicepresidente del circolo, Antonio Costantino. «Abbiamo 300 soci e ci siamo fermati da febbraio a maggio, da allora le presenza sono calate dell’80 percento». Il Quindi ora apre solo il venerdì e il sabato, ma per un locale che dava la possibilità di azzerare le distanze davanti a un drink, ritrovarsi con il cartellino “vietato” sui divanetti raffredda i bollori di molti. «Così non si può andare avanti».
 
Sono dubbi che ancora non si pongono dall’altra parte della città, a Pegli, dove in via Carloforte per la lap dance c’è il Tabarca. «Il problema è che qui il cliente viene per rilassarsi, e invece ha l’ansia perché il locale apre alle 21 e chiude alle 24», racconta la titolare, che si fa chiamare con il nome d’arte, “Perla”. Il programma autunnale è stato cancellato: il 30 ottobre sarebbe dovuta arrivare Malena, la pornodiva pugliese; il 27 novembre sarebbe stata la volta di Martina Smeraldi, altra stella del mondo hard. Le serate normali, intanto, vanno avanti dal martedì al sabato. «Le ragazze devono indossare la mascherina anche se la pedana è distante dal pubblico», dice Perla. «Ma non si guadagna come prima. Ho abbassato le paghe e purtroppo ho lasciato anche gente a casa».
 
Dal punto di vista lavorativo le difficoltà dei locali notturni sono difficili da mappare. A Genova i locali sono almeno una quindicina e coinvolgono una schiera di baristi, cassieri, addetti al guardaroba e buttafuori, per non parlare delle decine e decine di ballerine e spogliarelliste. Un mondo che come spiegano dalla Cgil è molto parcellizzato, composto da persone che fanno un secondo lavoro per arrotondare e che talvolta sfugge a ogni controllo. E’ successo per esempio il mese scorso con il Club Diamond di Sestri Ponente, un circolo sequestrato dalla polizia con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione.

Nelle ultime settimane ci sono state alcune sanzioni per la violazione del divieto di assembramento a Sampierdarena, dove ci sono una mezza dozzina di night frequentati perlopiù da stranieri. Il problema ormai non si pone più: Sampierdarena è in zona rossa e ogni attività chiude alle 21.
«E speriamo che non tocchi a tutti», si preoccupano nel Faraone Club, circolo per single e scambisti a Staglieno. Il regolamento per i soci prevede che all’interno del locale «è possibile praticare nudismo e/o atti sessuali», passatempi che mal si addicono ai tempi di distanziamento sanitario. «Ormai è tutto diverso», spiega il vicepresidente del circolo, a patto di non comparire. «Controlliamo la temperatura all’ingresso ma abbiamo poca gente. Ormai lo sfogo non è più il sesso: si fanno due chiacchiere al tavolino prima di andare a dormire. E pensare che prima la gente arrivava dopo mezzanotte e andava via alle 5».
 
Un ragionamento simile arriva dal locale “L’incontro” a Pra’, dove il titolare è talmente affranto che ha poca voglia di parlare. «In questi giorni sto organizzando degli aperitivi, ma non viene quasi nessuno: non ho clienti, ma amici che passano a salutarmi. A breve chiuderò. D’altronde se ci chiamiamo night è perché la gente vuol venire qua di notte, non di tardo pomeriggio: altrimenti va al bar».
 
 

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