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L’indagine su virus e bambini: “Il prezzo della pandemia lo pagheranno i ragazzini”

Tra voglia di tornare in classe e paura dei genitori per i contagi, due analisi di Sos Villaggi dei bambini e Demopolis raccontano come i piccoli vivono il ritorno a scuola dopo mesi di lezioni a distanza. Mentre la povertà avanza e uno su dieci non mangia un pasto completo se… …

ROMA – I bambini e la scuola ai tempi del Covid, tra voglia di tornare in classe per rivedere i compagni  e la paura genitori all’idea del contagio, tra le mense che rappresentano per molti l’unico vero pasto della giornata mentre la crisi economica nelle famiglie cresce come la povertà educativa, le difficoltà di imparare on line.
 

A raccontare i ragazzini e la scuola nell’anno della pandemia è una ricerca di Ipsos per conto di Sos Villaggi dei bambini sul tema: “Nutrire l’infanzia, povertà educativa e divario digitale”, un’inchiesta per rendere ancora più evidente quanto sia fondamentale il ruolo della scuola per garantire la possibilità di costruirsi un bagaglio di competenze, un futuro diverso a chi vive in condizioni di fragilità, ai margini. Mentre l’indagine condotta dall’Istituto Demopolis per l’impresa sociale Con i bambini testimonia come il 75 % degli italiani sia convinto che a pagare il conto della pandemia saranno proprio i più giovani. A causa dello scarso apprendimento scolastico (73%) in questi mesi di didattica distanza.
 

A scuola in tempi di pandemia: l’entusiasmo dei figli e le paure dei genitori 

Se una voglia  la scuola era l’incubo dei ragazzzi, tutto è cambiato col lockdown, con la separazione forzata dai loro compagni. Dalle risposte dei genitori viene fuori il ritratto di ragazzi felici. Di ragazzi contenti di tornare a scuola (90%), un rientro in classe affrontato con entusiasmo (50%) nonostante le misure di sicurezza, verso le quali c’è stata una sostanziale adesione e comprensione (70%). I bambini sono pronti ad essere ligi, anzi ligissimi pur di tornare tra i banchi con i compagni. Più preoccupati invece i genitori dei contagi, il 25 % che degli effetti della didattica a distanza, il 14%. Mentre il pasto consumato a scuola si conferma un elemento fondamentale nella vita delle famiglie, è l’unico della giornata completo per 11 bimbi su 100. Così un genitore su due parla di entusiasmo del figlio all’idea di tornare a scuola, il 16% accenna invece incertezza nei figli, l’8  %  cita addirittura un rientro con paura. Maggiore l’entusiasmo riconosciuto ai più piccoli (58% per i bambini di prima e seconda elementare), a fronte di un maggior senso del dovere dei bambini più grandi (dalla terza elementare alle medie).

 I bambini e le regole in classe, tra timori e sicurezza

Sette genitori su 10 ritengono che il proprio figlio si senta molto (14%) o abbastanza (62%) sicuro a scuola. Il 55%  pensano che il proprio figlio non si senta abbastanza sicuro a scuola. Attribuiscono l’insicurezza alla paura che i compagni non rispettino le misure precauzionali (soprattutto alle scuole medie), mentre il 27% lamenta misure di prevenzione e, in generale, organizzazione poco chiare (soprattutto alle elementari) e il restante 18% crede che il proprio figlio tema di non essere in grado di rispettare le misure previste. E a questo proposito 7 genitori su 10 ritengono che i propri figli stiano rispettando le regole con entusiasmo. L’impossibilità di organizzare gite e uscite scolastiche rappresenta la restrizione che maggiormente infastidisce bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie (67%), seguita dal distanziamento sociale che non permette la socializzazione con i compagni (63%). Vengono quindi l’impossibilità di scambiarsi oggetti coi compagni (58%) e l’uso delle mascherine (52%).
 
Meno sereni dei ragazzi sembrano essere i genitori: il 25% è preoccupato per il rischio di contagio negli istituti e il 17% negli assembramenti fuori dalle aule, il 14 per cento teme problemi nell’apprendimento dovuti alle lezioni a distanza. 4 genitori su 10 riportano della scoperta di effettivi casi di Covid-19 nella scuola del figlio, di più tra chi frequenta le scuole medie rispetto alle elementari (47% vs il 37%).

Un bambino su dieci senza mensa non mangia

Quasi 6 genitori su 10 hanno dichiarato che nel periodo dell’indagine ifigli  non usavano la  mensa scolastica, per scelta (20%) o perché non previsto dalla scuola (37%). “Eppure, sottolinea Sos villaggi del bambino,  il pasto a scuola rappresenta un aiuto valido, talvolta indispensabile: in poco più di una famiglia su dieci (12%) la disattivazione del servizio di refezione comporta l’incapacità di garantire ai ragazzi un pasto giornaliero ben bilanciato. Due terzi circa dei genitori intervistati lo considera tutto sommato equilibrato (66%) ha una funzione educativa per il 64%, in quanto utile ad abituare i propri figli a una alimentazione sana e completa, è di buona qualità (57%) il 29% li considera addirittura di ottima qualità.
 

La didattica a distanza 

Prima della suddivisione dell’Italia in regioni rosse, gialle e arancioni, tra gli intervistati in tutta Italia, 1 studente su 4 ha sperimentato la Didattica Digitale Integrata; in un caso su 10 come unica modalità di didattica. Ripensando al lockdown della scorsa primavera, il 66% dei genitori valuta positivamente l’esperienza dei propri figli con la DAD. La quasi totalità delle scuole aveva attivato questa modalità di didattica, indipendentemente dalla regione di residenza e dal ciclo di studi. Laddove la scuola aveva attivato la DAD, 9 studenti su 10 avevano avuto la possibilità di seguire le lezioni online in modo regolare. Le lezioni on line hanno avuto un impatto forte nel coinvolgimento dei genitori: quasi 9 intervistati su 10 dichiarano di aver aiutato il proprio figlio mentre 1 su dieci non era in grado di farlo.

Orari e trasporti

Il 63% degli studenti di elementari e medie ha ripreso la didattica secondo l’orario canonico ma la modifica totale o parziale) dell’orario scolastico ha creato problemi organizzativi al 74% delle famiglie, legati principalmente alla necessità di dover accompagnare e riprendere i figli a scuola. Tra i mezzi di trasporto, quello maggiormente impiegato al momento dell’indagine, risulta l’auto (per più di 1 studente su 2). Quasi un terzo degli studenti (29%) si reca a scuola a piedi o in bici mentre il trasporto pubblico è utilizzato in modo marginale (solo il 6% degli studenti di elementari e medie) e il trasporto scolastico in circa 1 caso su 10.
 

“A pagare  il prezzo del Coronavirus saranno i bambini”

 A pagare il prezzo degli effetti a lungo termine dell’emergenza Coronavirus saranno i più piccoli: ne sono convinti oggi i due terzi degli italiani.
Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis, ( per l’impresa sociale Con i Bambini, società senza scopo di lucro nata per attuare i programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile in Italia.

Pensando ai bambini e agli adolescenti oggi in Italia,  il 73% cita lo scarso apprendimento scolastico, preoccupazione cresciuta significativamente (20 punti) nell’ultimo anno, anche in ragione della prolungata chiusura delle scuole. Il 69% stigmatizza la dipendenza da smartphone e tablet, dispositivi che hanno vissuto processi di ulteriore “sdoganamento”, fino ad essere a disposizione anche dei bambini più piccoli, con l’affermazione della didattica a distanza.

La mancanza di dispositivi informatici adeguati e di connessioni idonee si è rivelata un problema nel 14% dei casi. Ma nell’esperienza degli intervistati, le difficoltà di bambini e ragazzi nel seguire la didattica a distanza sono state, in prevalenza, d’altra natura: principale problema, indicato dal 45%, la scarsa capacità di attenzione nell’apprendimento a distanza da casa. Una minoranza di genitori si dichiara soddisfatta dell’esperienza; il 54%, di contro, se ne dichiara scontento.
 
L’importanza delle azioni di contrasto alla povertà educativa nell’opinione degli italiani: il ruolo del Fondo e dell’Impresa Sociale Con i bambini
Il 90% degli italiani ritiene oggi importanti, per lo sviluppo del Paese, le azioni di contrasto alla povertà educativa minorile: cresce al 92% fra gli insegnanti ed al 98% fra i rappresentanti del Terzo Settore. Del resto, come confermano i dati della ricerca Demopolis, l’emergenza Covid-19 ha reso ancora più evidente la povertà educativa, ancora più importante oggi rispetto ad un anno fa per il  53% degli intervistati.
 
Prima della pandemia la maggioranza degli italiani supponeva di vivere un’epoca di digitalizzazione e connettività senza limiti. Ed invece, il Social Digital Divide in Italia non è mai stato sanato, e con l’emergenza Covid-19 ha presentato il suo conto, soprattutto a danno dei minori, sottolinea Demopolis
 
Questa urgenza di impegno rinnovato a supporto dei minori è il dato pregnante che emerge dall’indagine realizzata dall’Istituto Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini. Nella percezione del 68% degli italiani, rispetto a un anno fa, dopo l’emergenza Covid, la povertà educativa minorile è gravemente aumentata.  In questa situazione di emergenza pandemica, per sostenere bambini e ragazzi in Italia, servirebbe innanzi tutto rimuovere gli ostacoli per l’accesso alla didattica a distanza (63%), ma anche un rinnovato impegno degli insegnanti (59%).

Del resto, se interrogati sul tema, gli italiani concordano sull’urgenza di compensare i danni della scuola in parte chiusa attraverso attività ed esperienze non curriculari. Il 39% sostiene che, rispetto ad un anno fa, con l’emergenza Covid-19 e la chiusura prolungata delle scuole, gli stimoli extra scolastici nella crescita dei minori siano oggi più importanti, dato che raggiunge il 49% fra i genitori di figli minorenni, e si impenna al 72% fra i rappresentanti del Terzo Settore. Mentre ormai il 67 % pensa che la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità e non puo più essere solo la scuola ad occuparsi dello sviluppo delle nuove generazioni.

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