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Parma, gli psicologi dell’emergenza: “Così la minaccia del virus acuisce lo stress”

Il team dell’Ausl ha effettuato oltre 4.700 interventi di sostegno a chi ha bisogno di raccontare la propria esperienza di sofferenza. “Oggi c’è stanchezza e fatica. I comportamenti protettivi e solidali rischiano di affievolirsi” …

L’impatto della pandemia sulla salute mentale agisce in modo meno evidente ma non meno pervasivo dell’attacco portato dal Covid-19 alla salute fisica.

Di fronte alla minaccia del virus, alla esperienza della malattia e a quella di un lutto, all’incertezza, anche economica, che oscura l’immagine del futuro, il benessere psicologico spesso entra in crisi.

Per offrire il necessario sostegno a chi ha bisogno di raccontare la propria esperienza di sofferenza, l’Azienda USL di Parma ha attivato, fin dalla prima fase dell’emergenza sanitaria, un servizio di ascolto e supporto psicologico tramite linea telefonica gratuita alla quale rispondono psicologi e psicoterapeuti della Psicologia clinica e di comunità dell’Ausl.

Da marzo ad oggi, le richieste di aiuto sono state migliaia, come testimonia la dottoressa Barbara Bruni, dirigente Psicoterapeuta: “Durante la prima fase dell’emergenza sanitaria è stato necessario convogliare un team di psicologi a fare da argine alla brusca crescita di richieste di aiuto che arrivavano dai cittadini. Per dare un’idea dell’entità di questo bisogno diffuso, da marzo a oggi abbiamo offerto circa 4.700 prestazioni”.

Un team allargato composto da cinque psicologi che operano dall’ospedale in modo continuativo in collaborazione con venti psicologi di supporto sui territori, dieci per l’area adulti e dieci per l’area minori, che ha funzionato come rete di prevenzione per intercettare nuove sofferenze che rischiavano di restare silenti, inascoltate: “Il team ha intercettato da marzo a oggi moltissimi bisogni e ha preso in carico migliaia di richieste di aiuto, rispondendo alla gestione delle telefonate, effettuando interventi diretti, consegna degli effetti personali ai parenti dei pazienti deceduti e interventi diretti a domicilio”.

L’équipe degli psicologi dell’emergenza  Una rete che ha sostenuto i parenti dei malati aiutandoli a non perdere il filo del contatto con i propri cari ricoverati, garantendo in questo modo il mantenimento di una relazione umana che è bisogno primario: “Il numero di telefono ha squillato tantissimo: spesso ci è stata segnalata la difficoltà dei familiari nel mettersi in contatto con un parente ricoverato, in altri casi la necessità era quella di mediare tra personale sanitario e familiari aiutando questi ultimi a rintracciare il percorso che il malato aveva fatto attraverso diversi reparti. Si è trattato di ricostruire percorsi frammentati”.

Un lavoro di ricostruzione e rielaborazione che ha investito anche la sfera del lutto: “In molti casi è stato necessario fare un lavoro di unificazione dei percorsi e ricomposizione di frammenti anche nel lutto: spesso le persone non hanno potuto vivere il rito del funerale che svolge un ruolo importante per l’elaborazione di una perdita. Anche in questi casi, l’intervento degli psicologi è stato di sostegno ai familiari offrendosi come strumento essenziale di ascolto”.

Durante il lockdown della scorsa primavera, il rito ha trovato nuove forme per agire come strumento di elaborazione del dolore, trasformandosi in azione rivolta ad alleviare concretamente, attraverso piccoli gesti, la sofferenza altrui: “Siamo rimasti colpiti positivamente dall’ondata di solidarietà che si è alzata per sostenere i parenti delle vittime da Covid: il rito, in qualche modo, si è tradotto in gesti di volontariato che hanno rappresentato l’unico modo per essere vicini agli altri. Molti gli aiuti ricevuti per produrre piccole borse di stoffa, ad esempio, nelle quali riporre gli effetti personali da restituire ai parenti dopo la perdita di una persona cara”.

Diversa la reazione registrata nel corso della seconda ondata che vede un prevalere di sentimenti di stanchezza, paura e angoscia: “Oggi i comportamenti protettivi e solidali rischiano di affievolirsi perché nelle persone c’è molta stanchezza e fatica”.

Se in uno stato di pandemia la fatica è fisiologica ed è anzi una condizione prevedibile, osserva Bruni, “il prolungarsi di uno stato di incertezza mette in crisi il bisogno psicologico di controllo, provoca stress e chiede alle persone di continuare a riadattare il proprio sistema di adattamento e di resilienza in una forma che non può essere data per scontata nella popolazione, mettendo a dura prova anche i più resilienti”.

L’impatto della pandemia sull’animo è violento perché incrina il bisogno primario di prevedibilità e sicurezza, prosegue Bruni: “La prevedibilità rappresenta un bisogno psicologico ma questa pandemia non ha criteri forti di prevedibilità nel suo andamento. La minaccia rappresentata dal virus aumenta il senso di esposizione e di vulnerabilità, acuendo fortemente lo stress. Molti sviluppano reazioni contrastanti dettate da un forte desiderio di libertà e di autodeterminazione in risposta alla mancanza di controllo e di prevedibilità. La padronanza è un bisogno psicologico che previene lo stress da sovraccarico: in questi mesi il nostro senso di padronanza è stato messo sotto attacco e questo fa aumentare la paura del discontrollo. Angoscia e preoccupazione per il futuro sono sentimenti molto diffusi oggi tra la popolazione”.

Paura e angoscia che, se non gestite, vanno a condizionare i comportamenti sfociando in forme ossessive di controllo o, all’opposto, in una rischiosa violazione delle norme di protezione: “La paura, nella forma di un’ansia eccessiva che arriva al panico, va a interferire anche col piano cognitivo. Alcuni arrivano a vivere controllando ossessivamente la temperatura corporea e mettendo in atto comportamenti ossessivi dettati dalla paura del contagio mentre altri reagiscono con la negazione, abbassando le difese a zero fino ad arrivare a comportamenti altamente rischiosi che sembrano modulati su un pensiero magico di tipo infantile”.

Un’altra tendenza emersa dai colloqui come dagli interventi diretti è quella di una diffusa ricerca di un capro espiatorio sul quale caricare la responsabilità della pandemia: “Si cerca un colpevole e questa ricerca nasce da un sottofondo di rabbia e di biasimo per gli untori. L’impotenza di una situazione subita totalmente genera una angoscia senza voce e senza nome. Nonostante questi sentimenti diffusi, siamo una società resiliente che, pur esprimendo difficoltà e fatica, sta reggendo.”

Gli antidoti rivolti a contrastare una pandemia che è anche esistenziale si trovano a partire da un tentativo di normalizzazione: “Imprevedibilità, incertezza, solitudine, isolamento e angoscia sono parte integrante della vita: il fatto stesso di essere vivi comporta dei rischi ai quali bisogna reagire. Il primo passo è iniziare a comprendere le nostre reazioni e a condividerle con le persone di cui ci fidiamo. Inoltre, si deve iniziare a sospendere il giudizio e il biasimo verso presunti untori”.

Riscoprendo limiti e fragilità dettati dalla condizione umana, “la pandemia può essere occasione per fare appello agli altri, alla vicinanza piuttosto che al biasimo e alla minaccia. L’antidoto è anche accettare che non siamo perfetti come credevamo, confrontarci con i limiti facendone una occasione di crescita. Quando però la paura si trasforma in angoscia e interferisce con la qualità della vita, è giusto chiedere aiuto a dei professionisti, prima che un disagio si cronicizzi in un disturbo, riprendendo in mano l’ascolto di sé.”

In questa ulteriore fase di emergenza in cui siamo tutti richiamati a tollerare, reggere, affrontare e superare una nuova ondata pandemica, prosegue Bruni, “coloro che sperimentano emozioni intense, pensieri negativi, ricordi intrusivi, paure, evitamento, segnali di allarme, difficoltà notturne tali da influenzare il proprio benessere quotidiano, o più semplicemente vivono uno stato di malessere riferito alla situazione attuale che interferisce nelle relazioni interpersonali possono rivolgersi al 339.6860219 dal lunedì al venerdì dalle 08.30 alle 18., inviare una e-mail all’indirizzo: supportopsicologico@ausl.pr.it indicando un recapito telefonico a cui essere contattati. Gli psicologi dedicati provvederanno ad analizzare il bisogno ad attivare il percorso di sostegno più idoneo e appropriato alla richiesta attivando se necessario la rete dei servizi del territorio”.

Lucia De Ioanna

Crediti

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