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Sotto la mascherina il rossetto non c’è più

Era da sempre considerato un’arma anticrisi: più il periodoera buio economicamente, più si acquistavano. Ma secondo i dati della Nielsen, le vendite durante il lockdown sono crollate del 60 per cento. E le previsioni su base annua si attestano intorno a un  meno 24 per cento …

Addio, rossetto, addio. C’è finito anche il lipstick tra le cose sparite in questa estate del Covid. Anche il gesto consolatorio che ogni giorno in tutto il mondo una donna su tre fa davanti allo specchio, con la bocca morbida e le labbra semichiuse. Con la speranza che quella spennellata possa dare un po’ di colore anche alla vita più sbiadita.

Colpa del calo dei consumi, certo. Ma ancora più colpa della mascherina, se resta sugli scaffali anche Cherry in the Snow, la tonalità preferita da “La fantastica signora Maisel” protagonista della serie che spopola in tv, e con lei le altre tonalità dai nomi intinti nella passione. Perché la mascherina sul viso protegge dal contagio, ma è anche la scusa ideale per un gesto mancato, venato dalla malinconia da dopo lockdown. Non ti vede nessuno, là sotto. E poi fa caldo, si suda. Meglio evitare. Secondo i dati della Nielsen, le vendite dei rossetti sono crollate del 60 per cento. E le previsioni su base annua si attestano intorno a un -24 per cento. E pensare che il gloss – l’oggetto del desiderio che ha visto generazioni di bambine frugare nella borsetta di mamma e poi pittarsi in un colpo solo labbra, maglietta e divano – è da sempre considerato un’arma anticrisi: più il periodo è buio economicamente, più si vendono i rossetti. È il cosiddetto lipstick-index, l’espressione coniata da Leonard Lauder, presidente emerito della Estée Lauder, quando “dopo il crollo delle Torri gemelle negli Usa gli acquisti di lucidalabbra, gloss e matt schizzarono all’insù dell’11 per cento”, racconta Renato Ancorotti, l’uomo che vende mascara in tutto il mondo, presidente di Cosmetica Italia e di Ancorotti Cosmetics, azienda da 100 milioni di fatturato. “Persino dopo il fallimento della Lehman Brothers, dodici anni fa, la voglia di labbra vermiglie spinse su le vendite di oltre il 5 per cento”.

Stavolta, le mascherine stanno dando al beauty – che in Italia, solo per il make up, valeva un miliardo e mezzo di euro – una mazzata micidiale. Trecento milioni, secondo l’Istat, è la spesa annua delle italiane a supporto del loro sorriso, tra ammorbidenti, pigmenti, oli, riempitivi, acido ialuronico. In versione waterproof, no transfer, long lasting, perché si fa presto a mettersi il rossetto, ma il difficile è farlo durare.

Raccontano che quando nel ’40 Winston Churchill ordinò i razionamenti nell’ambito dell’economia di guerra, decise che il lipstick invece non dovesse mai mancare sulle labbra delle donne. Meglio se rosso: “Mette buon umore a chi lo indossa e a chi lo vede”, sentenziò. Anche questa certezza è uscita a pezzi dal Covid. Non resta che puntare sul rimmel…

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