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Coronavirus. «Gli “asintomatici” sono il vaccino che tanto desiderate»? No, sono la ragione per cui serve

Non ci si immunizza lasciando fare al virus e adottando uno stile di vita particolare: le pericolose tesi free vax di un biologo nutrizionista
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Parliamo ancora di vaccini e nuovo Coronavirus. Circola in Rete un post dove si parla di «contagiati sani asintomatici», i quali «se hanno prodotto immunoglobuline G, e quindi sono immuni, oppure se ancora rischiano di ammalarsi», avrebbero comunque «carica virale bassa», per tanto – secondo questa fonte – «non possono provocare problemi a nessuno». Non solo, si sostiene che «anche il sistema immunitario di una persona cagionevole può difendersi da un attacco così blando».

Si riferisce alla visione di immunità naturale contro la Covid-19. Esperti veri hanno avanzato di tanto in tanto l’ipotesi che lasciando raggiungere una certa quota di contagiati, questi proteggessero il resto della popolazione. Ma studi recenti hanno mostrato quanto tale idea sia poco plausibile, per un virus ad alta trasmissibilità come questo; considerati i limiti dei reparti di terapia intensiva, e la priorità di minimizzare il numero di vittime.

Qui però si va oltre l’ambito scientifico, sostenendo tesi piuttosto pericolose, se pensiamo al ruolo chiave svolto da asintomatici e presintomatici nella diffusione della pandemia. Secondo questa narrazione, «gli asintomatici sono un vaccino ambulante … se li si lasciasse liberi di circolare, si porrebbero le basi per una immunità di gregge spontanea». Entriamo nel merito delle principali affermazioni diffuse nel post.

Gli asintomatici e le immunoglobuline G

Prima di chiarire nel prossimo paragrafo cos’è esattamente un asintomatico, facciamo un esempio pratico: chi a seguito di un test sierologico dovesse risultare positivo alle immunoglobuline G (IgG) è da considerarsi guarito e momentaneamente immunizzato. A seconda dei casi potremmo supporre che fosse asintomatico in precedenza.

Ciò che rende una persona asintomatica è ancora oggetto di studio. Si potrebbe ipotizzare che giochi un ruolo la presenza di linfociti T, che differentemente dai linfociti B (responsabili del rilascio di IgM e IgG), sono aspecifici e potremmo averli ereditati da precedenti malanni.

Le immunoglobuline (A, M e G) sono invece specifiche. Le IgM agiscono subito per riconoscere gli antigeni del virus, seguite dalle IgG responsabili dell’immunità finché permangono. Alcuni suggeriscono di somministrare vaccini a virus attenuato contro i Coronavirus del comune raffreddore, perché sono in grado di stimolare la produzione di cellule T, dando anche una «immunità cellulare» al SARS-CoV2. Quindi, fatte queste premesse, cos’è davvero un asintomatico?

Cos’è davvero un asintomatico

Abbiamo capito che trovare IgG nel sangue potrebbe indicare al massimo una guarigione, facendo supporre che in precedenza il soggetto fosse asintomatico, per niente immunizzato e con carica virale affatto bassa. L’asintomatico potrebbe essere una persona trovata positiva alle IgM nel test sierologico, dunque c’è una infezione in atto e non si è ancora generata l’immunità. Tuttavia ripetuti tamponi RT-PCR (i quali rilevano la presenza di genoma virale), potrebbero mostrare che è un «portatore sano» di Covid-19, perché apparentemente non presenta sintomi.

Asintomatico – chiariamolo una volta per tutte – non significa davvero assenza di sintomi. Per qualche ragione il suo Sistema immunitario (forse in virtù dei suoi linfociti T) non rende i sintomi clinici evidenti, come quelli che si potrebbero evincere da una semplice visita medica di routine. Segni di una lieve infiammazione potrebbero essere riscontrati invece nei suoi polmoni. Rimane comunque contagioso. A renderlo innocuo non sarebbe meramente l’assenza di tosse e starnuti, quanto il fatto di indossare la mascherina e rispettare la distanza di sicurezza. Se invece dessimo retta ad affermazioni del genere, gli asintomatici potrebbero rappresentare piuttosto un pericolo vagante; altro che «vaccino ambulante»!

Carica virale e trasmissibilità

Davvero gli asintomatici avrebbero una «carica virale» bassa? Abbiamo accennato che questo non risulta affatto nella letteratura scientifica. La carica virale – lo spieghiamo in maniera estremamente semplice – indica quanto è alta la presenza di genoma virale trovata in un paziente. La trasmissibilità del virus però dipende anche da altri fattori. La contagiosità invece dipende anche dal contesto sociale e dalla modalità di trasmissione.

Carica virale, trasmissibilità e contagiosità sono relativamente collegate, ma non si tratta di sinonimi di un medesimo concetto. La narrazione che stiamo analizzando pecca anche nel lasciare questo aspetto non meglio precisato, sacrificandolo a una semplificazione eccessiva.

Per esempio, possono esserci siero-positivi al HIV con alta carica virale, ma la contagiosità di questo retrovirus è notevolmente diversa rispetto ai Coronavirus; se pensiamo per esempio che nel primo la trasmissibilità avviene tramite i fluidi corporei (tranne la saliva), mentre i secondi sono a trasmissione aerea (mediante l’emissione del droplet).

Infine, nella letteratura scientifica non si dimostra affatto una carica virale ridotta degli asintomatici, per ragioni che dopo la lettura di questi paragrafi dovrebbero essere intuibili. Di conseguenza – contrariamente a certa misinformazione in merito – nemmeno l’OMS proclama una rilevante minor contagiosità degli asintomatici.

La ragione per cui si raccomandano le mascherine e il distanziamento sociale, è che comunque un asintomatico inconsapevole non avendo sintomi evidenti, potrebbe comunque scongiurare efficacemente il contagio, seguendo semplici regole di buonsenso.

Un immunodepresso sarebbe protetto dal contagio di un asintomatico?

Arriviamo all’affermazione più pericolosa; si basa infatti sulla tripla confusione tra presunta carica virale bassa, trasmissibilità blanda e virus attenuato (ovvero il concetto classico di vaccino). Ci sembra piuttosto strano che tali distorsioni possano provenire da una persona laureata in biologia, mentre troviamo diversi pregiudizi – quindi infondati – riconducibili solitamente a un No vax:

«Gli asintomatici sono un vaccino ambulante – spiega l’autore – in quanto possono in maniera attenuata, proprio come un vaccino e senza gli effetti collaterali di esso, far produrre anticorpi alle persone che vanno a contagiare, anticorpi che saranno, tra l’altro, specifici, mentre un vaccino troverebbe sempre il rischio che il virus vada a mutare».

«Anche il sistema immunitario di una persona cagionevole può difendersi da un attacco così blando»

Al di là della totale infondatezza di queste affermazioni, deducibili dalle fonti a sostegno dei paragrafi precedenti, sussiste la suggestione che un immunodepresso correrebbe meno rischi se fosse a contatto con un positivo. Attenzione, è vero l’esatto contrario. Chi ha un Sistema immunitario indebolito è tra i soggetti maggiormente minacciati da questo genere di misinformazione.

Chi è l’autore di queste affermazioni

La fonte è riportata in diversi siti italiani che sostengono narrative controverse sulla Covid19. Si tratta delle affermazioni del biologo nutrizionista Giovanni Moscarella, espresse anche nel suo canale YouTube in un video del 5 agosto 2020. Nella bio del portale Macrolibrasi viene definito anche «autonomo ricercatore, studioso di psicologia sociale, tecnico allenatore di atletica leggera». Effettivamente è autore di diversi libri di stampo salutista, i cui titoli presentano di tanto in tanto suggestioni New Age, come «Iniziazione alla Dieta Bio-Sofica».

Insomma, i difetti emersi nell’analisi delle affermazioni di Moscarella, si riflettono nel suo percorso editoriale e lavorativo, che nulla ha a che fare con le competenze mediche specialistiche. Noi per esempio, prima di stendere la bozza di questo articolo abbiamo consultato microbiologi e immunologi. Ed è emblematico il fatto che tanto l’autore di queste affermazioni, quanto chi le riporta nel Web, non presenti fonti precise a loro supporto.

Moscarella non è nuovo a tesi discutibili su virus e vaccini. PositanoNews il 21 marzo scorso gli attribuisce alcune affermazioni che sembrano fondarsi soprattutto sui lavori del farmacista Stefano Montanari, piuttosto che a fonti scientifiche vere e proprie. Ne riportiamo un estratto (il grassetto è nostro):

«I virus sono frammenti di DNA e RNA che hanno bisogno del codice genetico di una creatura vivente per potersi replicare. Dalle analisi effettuate da esimi ricercatori, tra cui il dottor Stefano Montanari, è emerso che anche nei prodotti vaccinali ci sono dei frammenti di DNA e RNA provenienti da esseri umani o da animali. I vaccini, dunque, contenendo gli analoghi di un virus, potrebbero aver innescato una condizione patologica che, unita all’età di una persona, ad uno stile di vita inadeguato e ad un sistema immunitario debole, avrebbero provocato danni notevoli in soggetti risultati successivamente positivi al test».

Ricordiamo che Montanari – apprezzato negli ambienti free-vax – non è mai riuscito a dimostrare le sue tesi su presunti eventi avversi collegati ai vaccini e su altre affermazioni controverse riguardanti il nuovo Coronavirus, tanto da venire denunciato dall’associazione di scienziati Patto trasversale per la scienza (Pts).

Le affermazioni del biologo sembrano rispecchiare alcune narrazioni apprezzate negli ambienti No vax, che attribuiscono ai vaccini una qualche responsabilità dell’emergere della Covid-19. Tutte tesi infondate e abbondantemente smontate in diversi articoli del progetto Fact checking di Open. In conclusione, segnaliamo anche un video precedente, che il Biologo ha pubblicato il 2 maggio sul suo canale, dal titolo «Perché i vaccini non servono – Il vero vaccino è il contagiato asintomatico». Trascriviamo quanto afferma a partire dal minuto “01:50”, dove Moscarella suggerisce di stimolare la produzione di anticorpi lasciando circolare il virus in maniera naturale:

«Semplicemente venendo a contatto con il virus che circola tra altri individui – continua il Biologo – se siamo invece indeboliti, dallo stile di vita sbagliato […] con il vaccino non riesce comunque a produrre gli anticorpi, quindi […] alla fine ciò che conta è lo stile di vita».

Sono tutte affermazioni che troviamo in generale nelle narrazioni No vax. Certamente lo stile di vita è importante, ma a eccezione dei soggetti immunodepressi – che proteggiamo con l’immunità di comunità, vaccinando una ampia quantità di persone, limitando quindi la diffusione naturale del virus – tutti i pazienti trovati positivi sviluppano gli anticorpi. Il vero pericolo per chi non può sviluppare anticorpi, non è proprio lo stile di vita personale, quanto quello di chi ostacola i piani vaccinali, negando l’immunità persino ai propri figli, ed esponendo a grossi rischi quelli degli altri.

Conclusione: quale stile di vita potrebbe aiutarci davvero?

Un conto è un organismo che entra in contato naturalmente con un virus attivo, un altro è simulare l’infezione attraverso il vaccino, evitando i danni provocati da un patogeno in grado di proliferare dentro il nostro organismo.

Nel caso dei vaccini anti-Covid più avanti nelle fasi di sperimentazione, come per quelli antinfluenzali somministrati in Italia, i vaccini non sono a virus attenuato, ma contengono i suoi antigeni; altri sfruttano tecniche avanzate per trasportare frammenti di RNA o DNA attraverso vettori virali, come gli adenovirus – resi innocui – per trasmettere alle nostre cellule esclusivamente l’informazione per produrre tali antigeni.

Non di meno, qualcosa nel nostro stile di vita potrebbe cambiare davvero, determinando notevolmente l’efficacia dei vaccini: per esempio, potremmo evitare di diffondere affermazioni infondate come quelle analizzate nel presente articolo, specialmente se non presentano fonti serie, reggendosi meramente sul titolo generico di «dottore» attribuito al personaggio che le esprime.

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