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Coronavirus. Tu queste domande te le sei fatte? Il video dello youtuber «osservatore» che disinforma

Analizziamo le affermazioni di un “osservatore” confuso, ospitato sul canale YouTube di Byoblu
L’articolo Coronavirus. Tu queste domande te le sei fatte? Il video dello youtuber «osservatore» che disinforma proviene da Open. …

Ci avete segnalato un altro video ospitato dal canale Youtube Byoblu riguardo a diverse domande sulla pandemia dovuta al nuovo Coronavirus, in cui l’autore suggerisce in risposta varie tesi di complotto, dove risulterebbe che la Covid-19 sia solo una sindrome influenzale montata dai media di tutto il mondo.

Come vedremo a tali domande è stato possibile rispondere più volte fin dalla comparsa del SARS-CoV2, in ragione delle nostre conoscenze pregresse sull’epidemiologia e dei dati su questa nuova patologia, che venivano man mano pubblicati attraverso gli studi di settore.

Lo youtuber autore del filmato originale, Silver Nervuti, lo spiega dall’inizio: le sue affermazioni sono presentate da una persona che non è né medico né virologo. Aggiungeremmo che non è nemmeno epidemiologo, infatti molte affermazioni si basano su lacune riguardanti le più basilari nozioni sulle dinamiche delle epidemie che vengono ancora ignorate dopo otto mesi dalla comparsa mediatica di questa emergenza. Silver si definisce non a caso «un osservatore», ed effettivamente la sua analisi appare quanto meno superficiale.

Non proprio promettente come inizio, per un video di oltre mezzora. Questo virus sarebbe in sostanza «la più grande bufala della storia», nel senso che una «influenza virulenta» sarebbe stata fatta diventare una «pandemia mondiale». Insomma, l’autore vorrebbe insinuare attraverso il video che sarebbe in atto un complotto che deve per forza di cose coinvolgere tutti i dicasteri della salute pubblica in tutto il Pianeta, e siamo solo ai primi 28 secondi di filmato.

Le tempistiche del lockdown

Segue un montaggio accattivante, con la battuta da youtuber che sa imbarcare: «sto ancora aspettando che muoiano tutti», ripetuta più volte durante l’intero filmato. Si riferisce al fatto che mentre da noi emergeva il primo focolaio di Codogno e si introducevano le misure di lockdown, in altri paesi continuavano a esserci assembramenti, senza che morissero tutti.

Inoltre un certo allarmismo nei media avrebbe portato a pensare che la Covid-19 fosse una malattia mortale in ogni caso. Se questa osservazione fosse stata debitamente contestualizzata sarebbe addirittura risultata ragionevole, ma si perde invece nelle solite suggestioni complottiste sulla stampa deviata dai poteri forti.

Secondo lo youtuber il 20 febbraio la stampa ci ha raccontato di un «virus influenzale», che stava mietendo vittime in maniera preoccupante. Di lì a poco ci sarebbe stato il «coprifuoco militare». Intanto nel Mondo 450mila persone si assembravano a Tenerife per il carnevale; il 23 febbraio in Brasile sarebbero stati 22milioni le persone coinvolte nei festeggiamenti, 6,5 milioni in un solo evento a Rio de Janeiro.

Nella seconda parte del filmato ci si sposta al mese successivo, quando entriamo nel pieno lockdown nazionale. Il 18 marzo mentre noi restiamo chiusi in casa, nelle Virgin Islands, a Las Vegas, in Finlandia, Florida e Gerusalemme la vita continuava come se niente fosse. Come mai?

Il montaggio è molto divertente, lo riconosciamo, ma le informazioni così come presentate non danno alcun serio contributo al fine di informare correttamente gli utenti, cosa che potremmo comprendere per il canale di un hobbista, un po’ meno in una redazione che dovrebbe valutare questo genere di contenuti.

Un Coronavirus come questo ha una diffusione per via aerea di tipo esponenziale, con R0 stimato tra 2 e 3. Questo vuol dire che da quando compare la prima volta – secondo alcuni studi già a novembre in Cina – alla sua apparizione massiccia in varie aree del mondo, devono passare diversi mesi.

Dario Bressanini nel suo secondo canale YouTube fa un video dal tenore decisamente diverso, all’insegna dell’approfondimento e non della semplificazione. Per spiegare i numeri e l’esponenzialità della diffusione del virus usa la leggenda della nascita del gioco degli Scacchi.

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Crescita esponenziale: questa sconosciuta

Secondo la leggenda il bramino Sissa insegnò il gioco degli Scacchi al suo Principe, il quale accettò di ricompensarlo con un quantitativo di riso ottenuto sommando un chicco nella prima casella della scacchiera, due nella seconda, quattro nella terza, eccetera.

In questo modo raddoppiando di casella in casella, inizialmente la quantità di riso al Principe sembra estremamente piccola, finché non si arriva a grandi cifre, concludendo nell’ultima casella, con una quantità di riso tale da ricoprire più volte il nostro Pianeta. È un buon esempio di crescita esponenziale. Quindi scopriamo che queste cose si possono spiegare al grande pubblico, senza semplificare né annoiare.

Mentre il virus comincia a diffondersi, buona parte della sua presenza è schermata da presintomatici e asintomatici, mentre i casi gravi e i decessi, non disponendo di un patogeno già isolato – come avverrà nel gennaio 2020 – possono essere confusi con le già note polmoniti, come potrebbe essere accaduto fin da gennaio in Lombardia. Ecco perché l’emergenza non è stata avvertita subito ovunque nel Mondo nello stesso periodo.

Questo ha fatto sì che proprio adesso in quelle zone citate nel video si sentono eccome le conseguenze di mancati provvedimenti tempestivi. Pensiamo solo al Brasile di Jair Bolsonaro e agli Stati Uniti di Donald Trump, entrambi Presidenti con una visione quasi negazionista dell’emergenza sanitaria.

Tante persone si pongono legittime domande come quelle proposte dallo youtuber promosso da Byoblu, ma spesso le risposte volendo cercarle si trovano. Si può fare informazione in maniera professionale anche contro eventuali poteri forti, facendo passare comunque al vaglio della redazione le varie narrazioni proposte, specialmente se si vuole analizzare le news in maniera critica, e meglio dei cosiddetti media mainstream.

Chi passava le informazioni ai giornalisti?

«Che notizie davano i giornalisti chiusi in redazione?», si chiede l’autore. Chi passava dunque le notizie alla stampa se dovevamo tutti stare a casa? Si tratta di un genere di domande che è effettivamente inutile porsi. Gli iscritti all’Ordine dei giornalisti avevano libertà di movimento eccome, per garantire il rispetto del diritto costituzionale alla libertà di Stampa.

A Codogno ci siamo stati anche noi di Open. Il collega Felice Florio si era recato nei giorni del primo focolaio per essere poi immortalato nella «foto simbolo» ripresa in quei giorni dai media nazionali, con mascherina in volto mentre usciva dalla struttura. Per questo episodio, vista la gravità della situazione, era stato poi messo in debita quarantena precauzionale. Come lui tanti altri colleghi di altre redazioni. Tutti a prendere informazioni sul campo, non facendo dietrologie davanti a un Pc.

Il nostro collega di Open Felice Florio mentre esce dall’ospedale di Codogno il 21 febbraio 2020. ANSA/ MAURIZIO MAULE/ FOTOGRAMMA

Il rischio in questo modo è quello di anestetizzare i propri follower, instillando suggestioni complottiste, dove qualche mano invisibile foraggerebbe i media. Così gli utenti sono maggiormente propensi ad accettare qualsiasi cosa appaghi i propri pregiudizi, non ponendosi affatto le domande giuste. Ecco perché la verifica dei fatti e la consultazione di esperti veri dovrebbe avere la precedenza. Vediamo subito un esempio emblematico.

La media dei decessi a Bergamo

L’autore del video riferisce dello stupore riguardo ai 146 morti di Bergamo nell’arco di cinque giorni (29 al giorno in media), affermando che solo nel 2018 ne sarebbero morti 9977 (27 al giorno in media). Sostiene di essere andato nel sito del comune e di aver preso tali dati. Un riferimento alla fonte? Nessuno, non è linkata alcuna fonte. Queste cifre sarebbero quindi tratte dal bilancio demografico per l’anno 2018 del comune di Bergamo. Li analizzeremo meglio a breve: vi anticipiamo subito che – stando alla sua fonte – sono sbagliati.

Prendendo questi numeri come corretti, secondo l’autore il fatto che nell’arco di soli cinque giorni una città superi la media giornaliera di decessi riguardante un intero anno, sarebbe «normale». Citando un’affermazione iniziale fatta dallo youtuber nel video, osserviamo al di là del dito che ci vuole far vedere per andarci a trovare la verità da soli. AdminStat Italia | Il bilancio demografico per l’anno 2018. Secondo lo youtuber riguarderebbe il comune di Bergamo.

Parliamo delle cifre. Come al solito in questi casi, abbiamo dovuto risalire alla fonte per conto nostro. Accertiamo subito che non si tratta del comune di Bergamo – come afferma lo youtuber nel video – ma del sito AdminStat Italia, della società di Geomarketing Urbistat. Scopriamo così che la stima dei decessi nel comune lombardo è pari a 1333 per il 2018, con una media di 3,65 al giorno. AdminStat Italia | Il bilancio demografico del comune di Bergamo per l’anno 2018.

Come si spiega questa differenza? Non si tratta di un errore del sito. L’autore fa riferimento alla tabella riguardante l’intera provincia di Bergamo, non il solo comune. Quindi, stando alla fonte proposta dallo stesso youtuber, in quei cinque giorni la media dei morti di Bergamo ha superato quella dell’intera provincia in un solo anno. Potremmo concludere che la preoccupazione era più che giustificata. AdminStat Italia | Il bilancio demografico della provincia di Bergamo per l’anno 2018.

Il carico più pericoloso del mondo?

L’autore prosegue poi mostrando un filmato dove si vede la «carovana di autisti senza nemmeno le mascherine … che trasportano il carico più pericoloso del mondo». Si riferisce ai camion militari coi morti di Bergamo per Covid-19. Ma il SARS-CoV2 non può essere trasmesso dai morti a distanza, perché necessita dell’emissione del droplet, ovvero le goccioline di saliva. Capite perché vi invitiamo a usare le mascherine?

A cosa sarebbe servito agli autisti portare la mascherina e perché i cadaveri dovevano essere pericolosi? Come spiegavamo in un precedente articolo, la ragione di quel trasporto stava nel fatto che il comune non poteva gestire un numero così alto di defunti.

I decessi nel primo trimestre 2019 e 2020

Nel video lo youtuber mostra, per dare ragione alla sua narrativa, una scheda che ricorda quella trattata in un articolo dell’otto aprile 2020 nella sezione Fact-checking:

Effettivamente è identica, salvo per la modifica di una data, a quella pubblicata il 31 marzo 2020 online da alcuni personaggi che ne raccontavano le presunte verità senza verificare nemmeno le fonti. Ecco l’immagine trattata ad aprile:

Ecco le conclusioni dell’articolo di aprile della sezione Fact-checking:

I dati forniti dall’Istat il 31 marzo 2020, per un totale al momento di 1.084 comuni, evidenziano un aumento dei decessi rispetto al 2019. Non sono stati ancora pubblicati ufficialmente i dati completi, ma da una prima evidenza in alcuni comuni e province colpite dal virus i dati sono raddoppiati nel mese «principale» dell’epidemia in Italia, se non addirittura moltiplicati per 10 (come è successo con il comune di Alzano Lombardo).

Infatti, su un database di 5.866 comuni subentrati nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) i dati a disposizione in data 31 marzo 2020 riguardavano una selezione di 1.084 comuni, circa un quinto del totale. Trovate tutte le informazioni nell’articolo dal titolo «Meno morti rispetto al 2019? Ecco i dati dell’Istat pubblicati il 31 marzo 2020».

I 647 mila morti nel 2019 per «malattie varie»?

Nel video lo youtuber compie un calcolo matematico sul presunto numero dei decessi per «malattie varie»:

«Nel 2019 in Italia sono morti 647 mila persone, ricordatevelo, che diviso 365 fa 1.772 morti in media al giorno! Cioè, abbiamo quasi 1.800 morti al giorno di malattie varie e non ne parla nessuno, abbiamo 8 casi di Covid-19 e i giornali parlano solo di quelli».

Così tanti? Un numero enorme, ma la fonte? Siccome lo youtuber «osservatore» dice di essere di corsa e invita gli utenti a verificare, lo abbiamo fatto e abbiamo trovato i dati forniti dall’Istat sui 647 mila decessi: non sono decessi per malattie. Ecco quanto riportato nel Report Istat dell’undici febbraio 2020:

«Nel 2019 si registra in Italia un saldo naturale pari a -212mila unità, frutto della differenza tra 435mila nascite e 647mila decessi. Preannunciato dall’antitetica dinamica prospettiva di nascite e decessi nell’ultimo decennio, si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918».

Si tratta del numero dei decessi in generale in tutta Italia, che siano morti naturali o per incidenti stradali o per altro ancora, non nello specifico dei morti per malattie.

«Confermati, guarigioni e decessi»: si chiama modello SIR

«Se non c’è vaccino quindi si muore cosa c’entrano quei 201mila guariti?». Per il personaggio del video, questi sarebbero la prova che si tratta di influenza stagionale, partendo dal presupposto che la vulgata parli effettivamente di malati destinati sempre a morire. Ma non è così. Il problema è semmai impedire che si intasino i reparti di terapia intensiva, per trattare i casi più gravi, come è successo realmente nel nostro Paese. Nella maggioranza dei casi di Covid-19 si guarisce eccome, il problema caso mai è quanto durerà l’immunità al virus.

L’autore tenta anche un confronto dei dati ISTAT e ISS, scoprendo una ovvietà, ovvero che i più a rischio siano gli anziani. «Come mai se muoiono soprattutto gli ottantenni abbiamo chiuso in casa anche i giovani?». Forse perché sono contagiosi anche loro, dunque potrebbero trasmettere la malattia anche agli anziani? Pensiamo ai più piccoli, che negli ambienti scolastici possono portare a casa brutte sorprese, citando una dichiarazione rilasciata al Magazine della Fondazione Veronesi in tempi non sospetti (nel 2013) da Susanna Esposito, all’epoca direttrice dell’unità di pediatria ad alta intensità al policlinico di Milano e presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica:

«I locali chiusi, spesso eccessivamente riscaldati e frequentati da tanti bambini, rappresentano un ambiente ideale per la propagazione dei virus. La trasmissione dei microrganismi è facilitata dallo scambio degli oggetti che avviene tra bimbi così piccoli».

I dati sui soggetti positivi, ricoverati e guariti sono fondamentali per il modello SIR (Suscettibili, infetti e rimossi), per studiare come ostacolare la diffusione del virus. Da notare che l’epidemiologia qui è la grande assente. La ragione per cui a un certo punto la mortalità si è tenuta a livelli molto bassi dipende proprio dalle norme di distanziamento sociale.

Ecco quindi che invece dell’indice R0 abbiamo utilizzato quello Rt, con non poche confusioni passate attraverso i media, che sono ben note, ma non riguardano l’intero comparto dell’informazione. Forse non è un caso se tutto questo ci ricorda la logica dei NoVax, che siccome non vedono i morti di morbillo e tetano, deducono che i vaccini non servono.

L’esempio della Svezia, positivo o negativo

La Svezia è stata oggetto del desiderio di molti, nel senso buono e nel senso cattivo. Lo youtuber cita proprio il caso del paese scandinavo e dell’informazione circolata in merito a come hanno affrontato la diffusione del virus, che a Open avevamo invitato a prendere con le pinze (nell’articolo trovate molti grafici che piacciono molto agli «osservatori» a seconda del loro punto di vista):

Possiamo dire che il modello svedese sia il migliore o fallimentare? Al momento non è possibile dirlo, bisognerà attendere la fine della pandemia per stilare una sorta di classifica generale che comprenda diversi fattori (mortalità, numero dei casi, situazione economica nazionale e via dicendo).

C’è da dire, infine, che non per forza il virus è circolato nella stessa maniera in ogni paese del mondo e molte cose cambiano per via di numerosi fattori come l’igiene, la densità di popolazione, l’età media, i rapporti sociali, il livello della sanità pubblica e tanto altro ancora.

Vogliono farci ammalare

Sono talmente tanti gli elementi sospetti in questa mezzora di filmato che ci scusiamo se non potremo coprirli tutti in un solo articolo (nel caso lo aggiorneremo). Spesso l’autore si limita a creare suggestioni, come quando mostra una rivista del 2014, la quale parla già delle future pandemie, come se non fosse noto che gli scienziati studiavano questi pericoli da decenni, puntualmente inascoltati, com’è successo anche ai colleghi che da sempre parlano di cambiamenti climatici, e il tanto accusato Bill Gates per un suo intervento nel 2015 in cui era stato fin troppo ottimista.

Si parla anche di narrazioni precedenti sulla speranza di vita in calo e le terapie intensive al collasso a causa dell’influenza nel gennaio 2018. Così lo youtuber scopre traccia di una cosa chiamata epidemiologia, la quale da anni studia questi problemi, ma forse non ha gli strumenti per accorgersene. Bene, per l’influenza stagionale i vaccini esistono, anche se non sono efficaci per tutti; per la Covid-19 invece no, e considerando le forme gravi della malattia è una magra consolazione scoprire che «si moriva già per altri motivi».

Il tocco di classe viene raggiunto al venticinquesimo minuto, quando lo youtuber sostiene che «qualche espertone diceva che [il Coronavirus] se ne andava col caldo». Di questo, che ormai possiamo archiviare come falso mito, avevamo già trattato. Uno di questi «espertoni» è infatti Giulio Tarro, già protagonista del «giornalismo controcorrente» di Byoblu e non solo.

A questo punto chiunque sia rimasto a seguire il filmato è pronto per le affermazioni più pericolose di tutte, alle quali i follower di Byoblu saranno già predisposti a credere. Vi proponiamo una cernita dei concetti che riesce a mescolare assieme nei minuti finali:

«Vorrebbero renderci sterili per renderci dipendenti dalle cure … La nuova patologia della asintomatologia … Quindi coi tamponi creiamo panico, depressione e conseguentemente immunodepressione … Quindi dar luogo a processi infettivi endogeni simili alla Covid-19».

Cosa ci ricordano queste argomentazioni raccolte alla rinfusa? Sono proprio quelle narrazioni che abbiamo analizzato in tutti questi mesi nella sezione di Fact checking. L’esistenza di positivi asintomatici non è una invenzione odierna (solitamente si parla di «portatori sani»), questo concetto era già noto agli epidemiologi.

Confondere invece la psicopatologia con le patologie trattate in medicina, adducendo al fatto che certe malattie ce le creiamo noi, è invece la summa di certe Medicine alternative, che spesso hanno portato alla morte di diversi pazienti, in special modo la Nuova medicina germanica del noto criminale Ryke Geerd Hamer. Ma se fosse la paura a causare una malattia, allora «uomini sicuri di sé» che hanno sminuito il pericolo come Bolsonaro e più recentemente Flavio Briatore – il quale raccontava, tra le altre cose, di aver avuto in passato la malattia – avrebbero dovuto risultare sempre negativi al virus, così invece non è stato.

Il dato che rivela la veridicità di un evento?

Lo youtuber si domanda «Quale è il dato che rivela a tutti la veridicità di un evento?» rispondendo «Quando capita a un Vip, a un personaggio che tutti conoscono». Classificando come «influenza» i casi di persone note come Boris Johnson, definisce il virus strano perché ad oggi sarebbero morte persone sconosciute e non attori, politici, atleti, cantanti, persino stranieri.

L’attrice Lucia Bosè aveva contratto il virus ed è morta a Madrid di polmonite il 23 marzo 2020. Adam Schlesinger, cantante dei Fountains of Wayne, è morto per complicanze dovute al virus il primo aprile 2020. Raffaele Masto, noto giornalista italiano, è morto il 28 marzo 2020 vittima della malattia. Politici? Possiamo citare il politico iraniano Mohammad Mirmohammadi. Se lo youtuber non li conosce è un problema suo.

Stranieri? Come fa a sapere che non ne è morto nessuno? Da buon osservatore bastava cercare le informazioni in Internet, come dice lui, e avrebbe trovato articoli come quello pubblicato da Agensir.it dove si parla dei casi di Covid-19 tra gli stranieri, inclusi i decessi.

Poi ci sono quelli noti che sono finiti in terapia intensiva e nel mondo del giornalismo sportivo c’è quello di Vito Romaniello, il quale si era sentito male durante la preparazione di una delle puntate di Fake – La fabbrica delle notizie in onda su Canale 9. Un episodio che portò la rete a sospendere le riprese e il programma per la sicurezza di tutti i componenti dello staff, di cui fa parte uno degli autori di questo articolo. Vito ce l’ha fatta, è sopravvissuto e per fortuna potrà raccontare a tutti la sua brutta avventura.

Nota su mascherine e disinformazione

L’argomento sulle mascherine e la loro relativa utilità è stato da noi affrontato in diverse occasioni. Nulla da dire sul fatto che – come evidenziato dall’autore del filmato – sia stata fatta una informazione confusionaria. Sembravano utili o meno a giorni alterni. La realtà come sempre è più complicata di come la vorrebbero i teorici della cospirazione.

Proprio nell’ambito del modello SIR l’uso di dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, non serve a schermare chi le porta ma i suoi prossimi, senza mai dimenticare la distanza minima di sicurezza. Le dimensioni del virus rispetto ai tessuti sono irrilevanti, considerato il fatto che questo non si diffonde a secco, bensì attraverso l’emissione di goccioline di saliva.

A proposito di disinformazione, lo youtuber mostra un video domandandosi se le mascherine in questioni vengano prodotte in condizioni igieniche oscene:

Le immagini mostrano una fabbrica clandestina di mascherine creatasi durante l’aumento della domanda per il prodotto. Il video è collegato all’inchiesta di India Today TV su quello che venne definito «Mask Mafia». La produzione delle mascherine, quelle certificate e non vendute da questi truffatori nelle strade dell’India, è molto diversa.

Nota sul termine pandemia

In certe narrazioni, come quelle presentate nel video dello youtuber, sentiamo spesso dire «avete creato una pandemia». Vediamo di ricordare, ancora una volta, che cos’è. Dalla Treccani:

«pandemìa s. f. [rifacimento di epidemia secondo l’agg. gr. πανδήμιος «di tutto il popolo» (v. pandemio)]. – Epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territorî e continenti: p. influenzale, p. vaiolosa».

Prima dell’undici marzo 2020 si parlava di epidemia, essendo circoscritta in alcuni paesi. Da quel giorno, invece, l’OMS dichiara il passaggio da epidemia a pandemia:

«L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato che il Coronavirus può ufficialmente essere definito una pandemia. «Descrivere la situazione come una pandemia non cambia la valutazione dell’OMS sulla minaccia rappresentata da questo coronavirus», ha affermato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. «Non cambia ciò che l’OMS sta facendo e non cambia ciò che i Paesi sono chiamati a fare».

Lo stesso direttore generale dell’OMS aveva invitato tutti a non usare il termine pandemia in modo improprio:

«Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o noncuranza – ha aggiunto Ghebreyesus – È una parola che, se usata in modo improprio, può causare paura irragionevole o accettazione ingiustificata della fine della battaglia contro la malattia, causando sofferenze inutili e morte».

Nota sul luogo comune dei «finanziamenti ai giornali»

Lo youtuber, al fine di contestare e aumentare l’indignazione nei confronti del mondo del giornalismo, tira in ballo la questione dei «finanziamenti pubblici all’editoria», sostenendo che i cittadini italiani (che pagano le tasse in Italia) li finanziano con i propri soldi per «disinformare». Nel video riporta alcuni titoli di articoli pubblicati da testate, ma evita di mostrare i loro nomi. Perché è così importante saperlo? Ecco, per farlo citiamo un articolo de Il Post del 23 dicembre 2019 e aggiornato nel marzo 2020, in cui viene spiegato come funziona il «finanziamento» e a chi viene dato partendo da questa classifica dei primi beneficiari:

  • Dolomiten (6,1 milioni di euro)
  • Avvenire (5,5)
  • Libero (5,4)
  • Il Manifesto (3)
  • Il Quotidiano del Sud (2,9)
  • Primorsky Dnevnik (2,6)
  • Cronacaqui (2,3)
  • Corriere di Romagna (2,2)
  • CronacheDi (1,3)
  • Quotidiano di Sicilia (1).

Dove sono, ad esempio, il Corriere della Sera, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, SkyTG24, TGCom24 e così via? C’è Libero, che abbiamo trattato spesso nella sezione Fact-checking, ma non troviamo invece Il Corriere della Sera, La Repubblica o Il Fatto Quotidiano (che da sempre si vanta di non riceverli per logiche editoriali), al massimo c’è chi usufruisce di alcuni contributi che risultano «ridicoli» rispetto al totale dei ricavi:

«La legge sui contributi esclude invece tutti i grandi quotidiani nazionali, come Repubblica, Corriere della Sera e Stampa. Ma ci sono alcune eccezioni per i quotidiani di medie dimensioni, come abbiamo visto, per esempio Avvenire e Libero. I grandi gruppi, e tutti gli altri, usufruiscono invece dei contributi indiretti alla stampa, per esempio gli sconti sull’acquisto della carta. Anche questi contributi si sono ridotti moltissimo nel corso degli anni e oggi ammontano a pochi milioni di euro. Quasi tutti i grandi gruppi editoriali sfruttano questa forma di contributi, anche se non sono particolarmente rilevanti per i loro bilanci. Nell’ultimo bilancio del gruppo RCS, che pubblica il Corriere della Sera, i contributi sono indicati allo 0,5 per cento del totale dei ricavi».

Nota su altri luoghi comuni

Nel video si parla ancora del «governo votato da nessuno», ma chi si legge almeno la Costituzione italiana, scopre che gli italiani votano per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento i quali poi decidono chi deve governare a seconda delle maggioranze che si forma.

Nota da «osservatori»

Le librerie sono diventate un background molto diffuso nella comunicazione degli ultimi mesi, da sempre utilizzate per dare una sorta di autorevolezza alla persona che si trova di fronte fornendo allo spettatore l’idea che sia un accanito lettore.

Ebbene, notiamo che la libreria sullo sfondo è assai usata online e sarebbe una foto scattata da uno spagnolo di nome Alfons Morales, immagine scaricabile dal sito Unsplash.com. Ottimo green screen!

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