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Coronavirus. Secondo Palù il 95% dei positivi è asintomatico, ma i dati dell’ISS dicono altro

Secondo il Prof. Giorgio Palù, in un’intervista rilasciata al Corriere, il 95% dei positivi al tampone sarebbe asintomatico, ma i dati ufficiali dicono altro
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In un’intervista pubblicata il 23 ottobre 2020 dal Corriere della Sera il Prof. Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, sostiene che il 95% dei casi positivi al Sars-Cov-2 sarebbero asintomatici. Il Corriere, seguendo le parole del professore, titola «Coronavirus, il virologo Palù: “Il 95% dei positivi è asintomatico. Chiudere tutto? No, basta con l’isteria”», ma dove sono i dati? Quali sono le prove a sostegno di tale affermazione? Non ci sono, perché i dati dicono altro.

Ecco lo scambio tra il Corriere e il Professore:

Risultato: i numeri dei «casi» sono in aumento. Come interpretarli correttamente?

«Ecco, parliamo di “casi”, intendendo le persone positive al tampone. Fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo. Punto secondo: è certo che queste persone sono state “contagiate”, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano “contagiose”, cioè che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi».

Veniamo ai dati, quelli dell’Istituto Superiore di Sanità che il 17 ottobre 2020 pubblica sul portale Epicentro il documento «Epidemia COVID-19. Aggiornamento nazionale 13 ottobre 2020» dove possiamo leggere il numero degli asintomatici riscontrati a pagina 19, precisamente nella tabella numero 17 che riporta le «percentuali di casi di Covid19 diagnosticati in Italia per lo stato clinico al momento della diagnosi e settimana di diagnosi».

Come possiamo ben notare dal grafico, i dati pubblici attualmente a disposizione non sostengono un numero pari a 95% di asintomatici tra i casi positivi al test del tampone. Non solo, vengono rilevati diverse tipologie di positivi già note e che possono, come gli asintomatici, trasmettere il virus: gli asintomatici (poco oltre il 50%) e i paucisintomatici (15-20%).

Il tweet di Lorenzo Ruffino in cui contesta il dato diffuso dal Prof. Palù e Il Corriere della Sera per averlo riportato.

Giorgio Palù viene anche criticato a seguito delle sue dichiarazioni rilasciate a fine agosto quando sosteneva che non ci sarebbe stata una seconda ondata. Nell’intervista rilasciata al Corriere, invece, dichiara che la seconda ondata c’è e riporta quelle che secondo lui sarebbero le colpe:

È indubbio che siamo di fronte a una seconda ondata della pandemia, ma la circolazione del virus non si è mai arrestata, anche se, a luglio, i casi sembravano azzerati, complice la bella stagione, l’aria aperta, i raggi ultravioletti che uccidono il virus. Poi c’è stato il ritorno dalle vacanze, la riapertura di tante attività e, soprattutto, il rientro a scuola.

Il Professore, sempre nell’intervista al Corriere, precisa ed espone i suoi perché contro nuovi lockdown:

A che cosa attribuisce l’attuale impennata di casi?

«Certamente alla riapertura delle scuole. Il problema non è la scuola in sé, ma sono i trasporti pubblici su cui otto milioni di studenti hanno cominciato a circolare. Tenere aperte le scuole è, però, indispensabile».

Lei è contrario o favorevole a nuovi lockdown?

«Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria».

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