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Coronavirus, App Immuni, Copasir: “Aspetti critici da correggere”

L’App di contact tracing “Immuni” presenta diversi “aspetti critici” che andrebbero corretti, “per evitare che l’efficacia dell’iniziativa risulti ridotta, e, soprattutto, che si possano determinare rischi connessi sia alla trasmissione dei dati dei cittadini, in ordine al rispetto della privacy e alla sicurezza dei dati personali, sia in particolare alla stessa gestione complessiva, dal punto di vista epidemiologico, dell’emergenza sanitaria”. E’ quanto si legge nella “Relazione sui profili del sistema di allerta Covid 19” approvata all’unanimita’ dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica a conclusione di un ciclo di audizioni con i ministri della Salute e dell’Innovazione tecnologica, Speranza e Pisano, con il direttore generale del Dis, Vecchione, e con il commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri.

I criteri per l’immissione dei dati

Un primo rilievo riguarda l’individuazione dei criteri sulla base dei quali verranno stabiliti i dati sanitari e personali da immettere nell’applicazione. La norma – sottolinea il documento – prevede che “il tracciamento riguardera’ solo le persone risultate positive”, ma il Comitato ritiene che “l’unico dato da dover immettere nella App dovrebbe essere un codice anonimo risultante dall’effettuazione di un tampone, escludendo quindi altre procedure che al momento non abbiano evidenza scientifica”.  Non viene chiarito inoltre “qual è il soggetto titolato ad inserire nella App tale codice anonimo” e non vengono definite le conseguenze di un eventuale alert, ovvero “quali comportamenti dovranno essere adottati da chi riceva la notifica di avere avuto contatti con una persona risultata positiva al Covid-19”.

Unità nazionale

In generale, per il Copasir “appare necessario che l’attuazione della piattaforma avvenga con criteri univoci sul territorio nazionale, evitando la possibilità di interpretazioni restrittive o comunque differenziate da parte delle Regioni ed Enti locali, tali da introdurre ingiustificate limitazioni alla libera circolazione dei cittadini”.

Il mancato utilizzo

Il comma 4 dell’articolo 6 del decreto-legge 28 dispone che “il mancato utilizzo dell’applicazione non comporta alcuna conseguenza pregiudizievole”  ma tale disposizione potrebbe “risultare insufficiente a escludere eventuali provvedimenti più restrittivi, da parte di soggetti istituzionali o da privati, volti a selezionare l’accesso delle persone (a luoghi, zone territoriali, locali pubblici o privati eccetera) sulla base dell’utilizzo o del mancato utilizzo dell’applicazione”.

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