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Coronavirus, i dubbi sui tamponi rapidi

I test antigenici per il coronavirus sono sempre più diffusi, facili da gestire, rapidi e poco costosi, presentano molti vantaggi e sono conteggiati anche nelle statistiche ufficiali, non solo in Italia. Parliamo dei tamponi rapidi, quelli che danno il risultato in pochi minuti e funzionano più o meno come un test di gravidanza. Ma sono davvero affidabili o ci stiamo basando su test che non sono precisi? Il dubbio è legittimo e nasce anche dall’esperienza di molti. L’ultimo in ordine di tempo e solo per fare un esempio famoso è Elon Musk. L’inventore di Tesla ha dichiarato di aver fatto 4 tamponi rapidi nello stesso giorno, stessa infermiera, stesso test, stesso macchinario per l’analisi. Due sono risultati negativi e due positivi. Stiamo rischiando di mandare in giro persone che hanno il virus perché le controlliamo con i test poco precisi?

Esistono delle autorizzazioni o si può vendere qualunque test?

Capire quali siano i test antigenici in uso nel nostro Paese è un’impresa complicata. I test in commercio sono decine ma nonostante le numerose richieste che abbiamo fatto al ministero della Salute di sapere quale sia l’Iter autorizzativo e se esista un elenco di test autorizzati non abbiamo mai ricevuto risposta. E la domanda che rimane è: esiste un iter autorizzativo o si può usare qualsiasi test che si trovi sul mercato?

Le regole negli Usa

Negli Stati Uniti le regole sono molto chiare. Sul sito della Food and Drug Administration è pubblicata e regolarmente aggiornata la lista dei test che hanno avuto un’autorizzazione emergenziale. Solo alcuni laboratori li possono utilizzare ed è specificato che possono essere usati solo in presenza di sintomi in fase acuta, quando cioè si suppone che la carica virale sia molto alta e quindi questi test, in generale meno sensibili dei molecolari possano funzionare. In ogni caso gli americani raccomandano di prendere con le pinze sia i risultati negativi che quelli positivi. E soprattutto di non utilizzarli per screening di massa. Un risultato negativo dato da un test antigenico, negli Usa, non può mai essere considerato definitivo.

Il test rapido negativo non richiede ulteriori accertamenti

Da noi avviene il contrario. Un test antigenico negativo certifica la negatività del soggetto. In caso di test positivo invece, per conferma è necessario ripetere il tampone con analisi molecolare.

Il test del bando del Commissario per l’Emergenza

Pur non essendoci un elenco ufficiale dei test utilizzati nel nostro Paese, è possibile risalire ai nomi di alcuni di questi tramite i bandi di gara. Il commissario per l’emergenza Covid ha aperto un bando per 5 milioni di questi test, ma ne hanno già acquistati almeno il doppio, per oltre 32milioni di euro. Il produttore dichiara una precisione superiore al 90% ma uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Virology ne attesta l’affidabilità tra l’11% e il 45%.

Stesso dicasi per i test elencati nel bando di Azienda Zero, la centrale acquisti della Regione Veneto, che sta acquistando test per sé e per altre 6 regioni per 148milioni di euro. Qui i test elencati sono decine. Per alcuni esistono studi scientifici che ne dimostrano un’affidabilità inferiore a quella dichiarata. Per altri non esistono altre informazioni se non quelle dichiarate dal produttore.

I test del Veneto

In Veneto ci assicurano di aver fatto tutte le prove del caso e che la sensibilità degli antigenici è prossima al 100%. Questi i dati che ci ha fornito il dottor Roberto Rigoli, direttore dell’unità di microbiologia e virologia di Treviso. Su 3.486 tamponi controllati in doppio, cioè processati sia con test antigenico che molecolare, 415 sono risultati positivi al test molecolare e 413 a quello antigenico. Se ne sono persi solo due. 3049  erano negativi, 22 falsi positivi. Questi dati dimostrano una altissima affidabilità di questi tamponi ma bisogna saperli usare. Rigoli specifica che i campioni devono essere analizzati sul posto quando vengono prelevati. Aspettare solo il tempo di portarli in laboratorio ne abbassa di molto l’efficacia al livello degli studi scientifici pubblicati nella letteratura medica internazionale.

Il problema quindi rimane. Possiamo essere sicuri che questa tempestività nell’analisi sia garantita in tutta Italia o stiamo mandando in giro malati di Covid perché li testiamo nel modo sbagliato?

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