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Coronavirus, la comunità ebraica si prepara per la Fase 2: “Così in sinagoga in sicurezza”

Riaprire le sinagoghe a partire dal 18 maggio, come per le messe, con spazi più grandi a disposizione dei fedeli e rispettando tutte le norme anti-contagio indicate dal comitato tecnico-scientifico del governo. È così che l’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, si sta preparando a entrare nella “fase 2” dell’emergenza coronavirus (LO SPECIALEGRAFICHE), dopo settimane di funzioni interrotte e luoghi di culto sbarrati. Come ha spiegato a SkyTg24.it la presidente, Noemi Di Segni, il dialogo con l’esecutivo ha portato alla definizione di un protocollo unitario, valido per la comunità ebraica ma anche per tutte le altre confessioni non cattoliche presenti in Italia, islam compreso, ormai giunto alla sua versione finale e solo in attesa delle firme ufficiali. Il testo, sulla scorta di quello stilato la scorsa settimana tra l’esecutivo e la Cei, contiene una serie di indicazioni pratiche su come riprendere le liturgie in sicurezza.

Aprire più sinagoghe di sabato

“Abbiamo appena dato il nostro benestare al testo – spiega Di Segni – e abbiamo apprezzato molto il lavoro fatto dal governo per valutare l’apertura anche di tutti gli altri luoghi di culto, oltre alle chiese”. Tre le indicazioni contenute nel protocollo ci sono la raccomandazione ai fedeli di stare a casa se si hanno febbre o sintomi influenzali, la regolamentazione degli accessi, con gli ingressi possibilmente distinti dalle uscite, il rispetto delle distanze interpersonali di sicurezza e la sanificazione degli ambienti dopo le funzioni. Questo porterà le comunità medio-piccole a dover aprire ogni sabato le sinagoghe, che invece di solito vengono utilizzate solo per le festività più importanti. Per esempio a Genova, dove generalmente la preghiera del sabato si svolge in un tempio secondario e più piccolo, si ricorrerà invece alla sinagoga per avere spazi più ampi e garantire il mantenimento delle distanze. “Questo comporterà lavoro e sforzi aggiuntivi – ragiona Di Segni – ma in questo momento è una fortuna avere a disposizione questi edifici per ospitare i fedeli”.

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