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Coronavirus, Viminale ai prefetti: prudenza ed equilibrio nell’applicazione delle misure

Il Viminale ha scritto una circolare ai Prefetti per spiegare come, da 4 e fino al 17 maggio, vadano applicate le misure contenute nel Dpcm del governo per la Fase 2 dell’emergenza coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI – LO SPECIALE – GRAFICHE). Si potrà andare a fare visita ai “congiunti”, ma non si potrà uscire dalla regione. Chi lo farà – ma solo per lavoro, assoluta urgenza o motivi di salute – dovrà poi rimanere al nuovo indirizzo. Si applicheranno le sanzioni, ma non ci sarà il pugno di ferro: il ministero dell’Interno, infatti, chiede prudenza ed equilibrio nell’applicazione delle misure.

“Far leva sul senso di responsabilità dei cittadini”

Nella circolare, firmata dal capo di Gabinetto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Viminale invita a “trovare un punto di equilibrio tra la salvaguardia primaria della salute pubblica e l’esigenza di contenere l’impatto delle restrizioni sulla vita dei cittadini, tra il sostegno al riavvio del sistema economico produttivo e la sicurezza dei lavoratori”. Nel documento si sottolinea “l’assoluta necessità di far leva sul senso di responsabilità dei singoli cittadini”. Riguardo alle prescrizioni sugli spostamenti, si legge nella circolare, la valutazione dei casi concreti “dovrà essere affidata a un prudente ed equilibrato apprezzamento… che conduca a un’applicazione coerente delle disposizioni contenute” nel Dpcm sulla Fase 2.

Ok rientro al proprio domicilio, ma poi si deve rimanere nella regione

Nella lettera ai Prefetti, si conferma che il decreto consente il rientro al proprio domicilio, abitazione o residenza, anche se in un’altra regione. Ma si sottolinea che, una volta rientrati, “non saranno più consentiti spostamenti al di fuori dei confini della regione in cui ci si trova”, a meno che non ci siano “comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

Nessun riferimento ad autocertificazione, ma nuovo modulo sul sito

Nella circolare non c’è nessun riferimento al modulo di autocertificazione per gli spostamenti. Il testo si limita a segnalare che le circostanze giustificative sugli spostamenti, in caso di controlli, “possono essere forniti nelle forme e con le modalità consentite”. Tra queste ultime rientra anche il modulo, che ha accompagnato gli italiani in queste settimane di lockdown. Per la giustificazione lavorativa può essere esibita “adeguata documentazione fornita dal datore di lavoro (tesserini e simili)”. Più tardi, comunque, sul sito del Viminale è comparso un nuovo modello di autodichiarazione, con la precisazione che può comunque essere ancora utilizzato il precedente (COSA CAMBIA DAL 4 MAGGIO – LA NUOVA AUTOCERTIFICAZIONE).

La precisazione sui congiunti

Dal 4 maggio sono consentite anche le visite ai congiunti. Nella circolare si spiega che il termine ricomprende “i coniugi, i rapporti di parentela, affinità e di unione civile, nonché le relazioni connotate da ‘duratura e significativa comunanza di vita e di affetti’”, come stabilito da una sentenza della Cassazione del 2014. L’ambito a cui si riferisce l’espressione congiunti, c’è scritto nel documento, “può ricavarsi in modo sistematico dal quadro normativo e giurisprudenziale”. Il Viminale, quindi, cita la sentenza della Cassazione numero 46351 del 10 novembre 2014: il pronunciamento degli ermellini fa riferimento a una richiesta di risarcimento danni avanzata dalla fidanzata di una vittima di incidente stradale.

Controlli alle aziende

Una parte della circolare è dedicata alle aziende, che non dovranno più inviare ai prefetti richieste di autorizzazione o la comunicazione preventiva per la ripresa delle attività produttive industriali e commerciali. I prefetti, però, vengono invitati a programmare specifici servizi di controllo per verificare la sussistenza delle condizioni per la ripresa e “l’osservanza delle prescrizioni” contenute nei protocolli in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. “A fronte dell’esigenza di sostenere il riavvio del tessuto produttivo economico nazionale, si pone l’imprescindibile necessità di garantire la sicurezza dei lavoratori e di assicurare idonei livelli di protezione negli ambienti di lavoro”, si legge. “Per talune ipotesi di violazione delle misure”, continua il provvedimento, è possibile disporre, già al momento dell’accertamento, la chiusura dell’attività per una durata non superiore a 5 giorni. Riguardo alle attività sospese, l’obbligo della comunicazione al prefetto resta per consentire l’accesso ai locali aziendali per motivi di vigilanza, interventi di manutenzione, pulizia, spedizione e ricezione di beni.

Ok allenamenti individuali per le squadre

La circolare del Viminale apre alla ripresa degli allenamenti per le squadre. “È consentita, anche agli atleti e non, di discipline non individuali, come a ogni cittadino, l’attività sportiva individuale, in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri e rispettando il divieto di ogni forma di assembramento”, si legge. L’ultimo Dpcm aveva già aperto alle sessioni di allenamento, a porte chiuse, degli atleti professionisti e non professionisti di discipline sportive individuali, riconosciuti di interesse nazionale da Coni, Comitato paralimpico e rispettive federazioni. Ora la lettera ai prefetti autorizza anche alla ripresa degli allenamenti per atleti di discipline non individuali, “sulla base di una lettura sistematica delle varie disposizioni, suffragata da un orientamento condiviso in sede interministeriale”.

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