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Covid, dalle mancate zone rosse alle mascherine taroccate: un anno di inchieste

A più di un anno dall’inizio dell’emergenza Covid, sono centinaia i fascicoli d’indagine aperti nelle varie Procure d’Italia, al Nord soprattutto. Dall’inchiesta dei magistrati di Bergamo ormai a tutto campo, alle indagini milanesi sulle centinaia di morti nelle residenze sanitarie per anziani (Rsa), dal caso “camici” in Lombardia, fino alle innumerevoli inchieste sulle mascherine taroccate a cominciare da quella della Procura di Gorizia. La gran parte di queste indagini non sono ancora state chiuse.

L’indagine di Bergamo

Nata un po’ in sordina nell’aprile 2020, l’inchiesta della Procura di Bergamo, la prima a indagare sulla gestione dell’epidemia Covid in Italia, in particolare in Lombardia, è diventata una sorta di matriosca giudiziaria. Formalmente l’inchiesta è una sola ed è stata aperta per epidemia colposa, ipotesi di reato su cui di fatto non esiste ancora una giurisprudenza. Oggi i filoni sotto la lente d’ingrandimento dei pubblici ministeri sono tre. Il primo riguarda l’anomala chiusura e riapertura del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo il 23 febbraio 2020. Tra gli indagati in questo filone c’è l’ex dg del Welfare lombardo Luigi Cajazzo e l’ex direttore sanitario dell’Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est. Il secondo filone d’indagine, riguarda la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e a Nembro, comuni della bergamasca martoriati dalla pandemia nel corso della prima ondata. Per chiarire la  responsabilità e le dinamiche delle decisioni prese in quei giorni difficili i magistrati bergamaschi hanno sentito come persone informate sui fatti, tra gli altri, l’ex premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza oltre a diversi tecnici della direzione generale di Prevenzione dello stesso ministero. L’ultimo capitolo su cui la procura di Bergamo ha acceso i riflettori è legato al rapporto preparato nella sede di Venezia dell’Oms relativo alla gestione italiana della pandemia e al mancato aggiornamento del piano pandemico del nostro paese. In base a quanto ricostruito dai magistrati quello in vigore nel 2020, che riportava la data del 2017, altro non era che un copia-incolla di quello del 2006. In questo ambito risulta indagato per false dichiarazioni ai pm il direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Ranieri Guerra.

In che situazione sarebbe stata l’Italia se avesse avuto un piano pandemico aggiornato e se fosse stato applicato? Ci sarebbe stata la stessa ecatombe in Val Seriana se a Nembro e ad Alzano Lombardo fosse stata istituita la zona rossa? Tutte domande a cui la Procura cercherà di dare risposta anche grazie alla consulenza affidata al virologo Andrea Crisanti che verrà depositata nelle prossime settimane.  Prima dell’estate si dovrebbe capire che strada prenderà l’indagine, se quella che porterà alla richiesta di un processo o al contrario se andrà verso l’archiviazione.

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