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Il vaccino antinfluenzale favorisce il Coronavirus? L’intervento di Sara Cunial che disinforma in Parlamento

Un caso di disinformazione che mina il tentativo di ridurre gli episodi di influenza stagionale, che potrebbero confondere e gravare sul sistema di monitoraggio della Covid-19
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«Lo dice lo studio: il vaccino antinfluenzale favorisce il Coronavirus – L’accusa di Sara Cunial» titola il video pubblicato dal canale Youtube di Radio Radio, che già in passato aveva ospitato argomentazioni controverse sulla Covid-19 e il nuovo virus noto con il nome di Sars-Cov-2. Un video privo di commenti da parte dell’emittente, riportando fedelmente le parole della deputata già nota per il suo sostegno a svariate teorie di complotto e senza verificarne il contenuto lasciando gli utenti in balia dello stesso. Una pratica già comune ad altre realtà, come a Byoblu.

La descrizione del video Youtube che riporta il testo dell’intervento della deputata Sara Cunial in Parlamento.

Lo «studio» a cui fa riferimento la deputata ex Movimento 5 Stelle è quello già noto come il fantomatico «lo studio del Pentagono» diffuso negli ambienti NoVax a inizio aprile 2020 a sostegno delle proprie narrative sulla vaccinazione e il nuovo Coronavirus. Ne avevamo parlato in un articolo del 25 aprile 2020 a Open.

Screenshot del video pubblicato nel canale Youtube di Radio Radio.

Ecco il testo iniziale dell’intervento riportato da Radio Radio su Youtube:

Presidente, da dicembre 2019 a gennaio 2020 le province di Bergamo e Brescia sono state interessate da un piano straordinario di #vaccinazione con copertura del 70 per cento del target per il Meningococco C e per la stessa #influenza. Uno studio del Dipartimento della difesa americana afferma che la vaccinazione antinfluenzale aumenta del 36 per cento l’incidenza di #coinfezione proprio da #Coronavirus per interferenza virale. L’antinfluenzale ha scarsissima efficacia, lo dice l’ECDC, inferiore al 50 per cento, e se ce l’ha, ce l’ha solo sull’influenza, che rappresenta il 30 per cento delle sindromi simil-#influenzali, cioè circa un caso su 6 per la diagnosi del benedetto medico, che, poverino, dovrebbe in qualche modo decidere se è #COVID o se è influenza, quindi sbaglierebbe con una probabilità di cinque su sei, e quindi sarebbe ovviamente costretto a fare il tampone. Certo che è più facile oggi trovare filantropi di vaccini che di tamponi.

Lo «studio» del «Dipartimento della difesa americana» reca una sola firma, quella di Gerg G. Wolf, e riporta un disclaimer molto chiaro che smentisce di fatto la falsa associazione con il «Pentagono»:

The views expressed in this article are those of the authors and do not necessarily represent the official policy or position of the Department of Defense, or the U.S. Government.

C’è un altro elemento che non combacia con la narrativa proposta da Sara Cunial, che non è neanche sua siccome si rifà a quanto diffuso ancor prima di lei da siti come Disabledveterans.org e Childrenshealthdefense.org, trattati dai colleghi di LeadStories e Factcheck.org a marzo e aprile 2020. L’elemento è riscontrabile già nel titolo dello «studio»: «Influenza vaccination and respiratory virus interference among Department of Defense personnel during the 2017–2018 influenza season». Si, se avete letto bene noterete che si parla di uno studio basato sul periodo 2017-2018 quando non si ha traccia del Sars-Cov-2.

Nel testo, infatti, non viene nominato il Sars-Cov-2 ma un generico «Coronavirus» che – come dovremmo ormai aver imparato in questo lungo e pandemico 2020 – è un’intera famiglia di virus uno diverso dall’altro. Di cosa stiamo parlando? Di uno studio o di una opinione dell’autore? La seconda, il quale parla di un’ipotesi non dimostrata e che lui stesso riporta nelle conclusioni:

The overall results of the study showed little to no evidence supporting the association of virus interference and influenza vaccination. Individual respiratory virus results were mixed, and some rebutted virus interference. Additionally those receiving the influenza vaccine were more likely to have no pathogen detected and reduced risk of influenza when compared to unvaccinated individuals. Further research is necessary to help character virus interference and validate or refute the validity of the test-negative design for influenza vaccine effectiveness.

Chi ha usato questo studio per la narrativa del «36% del Pentagono» – parole chiave che ormai siamo abituati a riconoscere quando viene riproposto l’argomento – ha letteralmente ignorato le conclusioni dove si afferma qualcosa che negli ambienti NoVax evitano assolutamente di riportare: coloro che ricevevano il vaccino antinfluenzale riducevano il rischio di influenza rispetto agli individui non vaccinati.

L’antinfluenzale potrebbe ridurre i casi di Covid-19?

Doverosa parentesi. Uno studio pubblicato da Lancet lo scorso maggio 2020 sembrava dimostrare l’importanza dei vaccini antinfluenzali per proteggerci dal Sars-Cov-2, ma in verità l’unica cosa certa riscontrata è la possibilità di ridurre il carico dei sistemi sanitari nazionali nell’ormai imminente autunno-inverno dai casi di normale influenza stagionale i cui sintomi potrebbero essere confusi con quelli della Covid-19.

Proprio oggi, 29 settembre 2020, avevamo pubblicato un articolo in merito allo studio del Monzino che però non dimostra una funzione preventiva dei vaccini antinfluenzali in particolar modo negli over-65. Gli stessi autori dello studio, come per quello di Lancet, auspicano «studi ad hoc per indagare il ruolo della vaccinazione antinfluenzale nella prevenzione della diffusione di Covid-19». Lo studio, inoltre, afferma quanto segue:

Dato che la vaccinazione antinfluenzale è un intervento sicuro già raccomandato dal Servizio Sanitario Italiano per le persone di età pari o superiore a 65 anni, i nostri dati sono a favore del potenziamento della copertura vaccinale antinfluenzale (almeno in questo segmento di popolazione, che attualmente è dal 37 al 67%) per ottenere il tasso di copertura della vaccinazione antinfluenzale raccomandato e garantire ulteriori indagini per valutarne l’efficacia come intervento adiuvante nella lotta contro la pandemia COVID-19

Rimane, dunque, l’utilità della vaccinazione antinfluenzale per ridurre il numero dei malati per l’influenza stagionale e di conseguenza nel non contribuire negativamente intasando il monitoraggio (ripetiamo, parliamo di «monitoraggio» e non di «rilevazione») della diffusione del virus Sars-Cov-2 e della malattia Covid-19.

C’è un ulteriore rischio, non supportato da studi scientifici ma sul quale dobbiamo porre il principio di precauzione. Intervistato a Open, il professor Alberto Mantovani – Direttore scientifico dell’Humanitas e professore emerito dell’Humanitas University – spiega il ragionevole rischio:

A proposito di tempi, ci avviciniamo all’ondata di influenza stagionale. Uno degli scenari possibili è la sovrapposizione delle due infezioni. Quanto è reale il rischio di una “combo” pericolosa per il peggioramento dei sintomi ?

«Reale e direi anche ragionevole. Non abbiamo degli studi che attualmente ce lo testimoniano ma è sensato pensare che la sovrapposizione di influenza e Covid-19 possa portare a dei sintomi rinforzati. E questo possiamo dirlo per due motivi.
Il primo è quello che sappiamo su altri virus. Contrarre il virus Zika (l’infezione trasmessa dalle zanzare) e contemporaneamente avere il virus Dengue (la febbre gialla) è peggio che averne uno solo a livello di sintomi. Non un’affermazione intuitiva ma un’evidenza scientifica con dei dati precisi che lo dimostrano».

Il secondo motivo?

«Il secondo è che il virus influenza è noto per sopprimere il sistema immunitario. Dei soggetti che perdiamo per influenza, in piccola parte muoiono per l’influenza in senso stretto, una grande parte li perdiamo per le infezioni che si sovrappongono. Motivo questo per cui continuo a invitare le persone a fare lo pneumococco. Avere due nemici in casa può peggiorare la situazione».

Conclusioni

Le affermazioni della deputata Sara Cunial – già nota per altri suoi interventi intrisi di complottismo presso la Camera dei Deputati – risultano scorrette e non supportate dai fatti. Per di più, le stesse ignorano il contenuto originale del citato «studio» seguendo le narrative proposte negli Stati Uniti dai siti di disinformazione medica e complottista, una narrativa sostenuta ad esempio da Robert F. Kennedy Jr. noto per le sue posizioni pseudoscientifiche sui vaccini.

Riportare acriticamente le narrazioni su un tema così delicato, lavandosene letteralmente le mani, equivale a lasciare in balia gli utenti di un’informazione che potrebbe rivelarsi scorretta e nociva soprattutto in un periodo in cui ci apprestiamo a dover affrontare l’influenza stagionale e per la quale è bene evitare che ci siano persone con sintomi simili a quelli della Covid-19 che intasino il sistema di sorveglianza e del contenimento del virus. Il giornalismo ha le sue responsabilità in tutto questo, non è un caso che cerchiamo di contrastare il fenomeno noto come «infodemia» oltre a quello della disinformazione.

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

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