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Coronavirus, gli Usa lasciano l’alleanza mondiale sul vaccino: «Mai con la corrotta Oms e con la Cina». In Islanda lo studio sugli anticorpi: resistono 4 mesi dopo la guarigione

I casi nel mondo di Coronavirus sono saliti a 25,7 milioni, secondo la Johns Hopkins University, mentre le vittime hanno superato quota 857 mila. Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito con 6 milioni di casi e 184 mila decessi, seguiti dal Brasile con quasi 4 milioni di contagi e dall’India con 3,7 milioni
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I casi nel mondo di Coronavirus sono saliti a 25,7 milioni, secondo la Johns Hopkins University, mentre le vittime hanno superato quota 857 mila. Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito con 6 milioni di casi e 184 mila decessi, seguiti dal Brasile con quasi 4 milioni di contagi e dall’India con 3,7 milioni

Usa

EPA/ABBOTT LABORATORIES | Un ricercatore al lavoro in un laboratorio a Lake Bluff, vicino Chicago

La Casa Bianca ha deciso di non partecipare alla Vaccines global access (Covax) facility, l’alleanza mondiale per sviluppare, produrre e distribuire in modo equo il vaccino contro il Coronavirus, per via del coinvolgimento dell’Oms, da cui gli Stati Uniti hanno deciso di uscire dopo averla accusata di aver coperto i presunti insabbiamenti del governo cinese sulla pandemia. Un portavoce dell’amministrazione di Donald Trump ha dichiarato che gli Usa «continueranno a coinvolgere i loro partner internazionali per sconfiggere il virus, ma non saremo vincolati da organizzazioni multilaterali influenzate dalla corrotta Oms e dalla Cina».

Il progetto Covax facility coinvolge 170 Paesi in un tutto il mondo che si sono impegnati a velocizzare lo sviluppo di un vaccino contro il Coronavirus, assicurandone la distribuzione anche per le fasce della popolazione più a rischio. Il piano è guidato dall’Oms, con la partecipazione della Coalition for epidemic preparedness innovations e da Gavi Allicance, un cooperazione di soggetti pubblici e privati tra i quali anche Bill Gates.

Islanda

Nuove speranze contro la lotta al Coronavirus arrivano da uno studio americano svolto in Islanda, dove un’analisi su 30 mila persone ha rivelato che gli anticorpi prodotti per combattere il Coronavirus da soggetti guariti possono durare fino a quattro mesi dopo la diagnosi. Il lavoro svolto al deCODE Genetics di Reykjavik dai ricercatori di Harvard e del National institutes of healt degli Stati Uniti ha chiarito quindi che gli anticorpi non svaniscono rapidamente, come emerso in studi precedenti. Come riporta il Guardian, lo studio pubblicato sul New England journal of medicine, è uno dei più ampi sulla risposta del sistema immunitario al virus nel tempo e offre una buona notizia sugli sforzi per sviluppare un vaccino.

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