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Coronavirus, le pressioni dei funzionari vicini a Trump per correggere i report sui rischi della pandemia: «Così ferite il presidente». Tre positivi nei campi profughi siriani in Giordania

Sono 28,7 milioni i casi di Coronavirus nel mondo secondo la Johns Hopkins University, mentre le vittime sono salite a quota 920 mila. Sono sempre gli Stati Uniti il Paese più colpito con 6,4 milioni di contagi e 193 mila vittime. Segue l’India con 4,7 milioni di infezioni. È invece il Brasile il secondo Paese con il maggior numero di morti, saliti a 131 mila
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Sono 28,7 milioni i casi di Coronavirus nel mondo secondo la Johns Hopkins University, mentre le vittime sono salite a quota 920 mila. Sono sempre gli Stati Uniti il Paese più colpito con 6,4 milioni di contagi e 193 mila vittime. Segue l’India con 4,7 milioni di infezioni. È invece il Brasile il secondo Paese con il maggior numero di morti, saliti a 131 mila

Usa

EPA/Anna Moneymaker | Il presidente americano Donald Trump

Sui bollettini settimanali dei Cdc relativi ai rischi e ai livelli di mortalità del Coronavirus negli Stati Uniti ci sarebbero state continue pressioni politiche da parte di funzionari vicini a Donald Trump del Dipartimento della Salute. L’accusa parte da un rapporto pubblicato dal sito Politico e rilanciato dal New York Times, nel quale si rivela che gli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno subito un controllo spesso invadente da parte di funzionari con incarichi politici perché venissero attenuati gli allarmi sulla pandemia.

Tra gli esempi c’è quello in un’email del dottor Paul Alexander, docente della McMaster University in Canada e assunto come consulente per la pandemia dalla Casa Bianca, che ha scritto al direttore dei Cdc, il dottor Robert Redfield, accusandolo di voler «ferire il presidente» e chiedendogli di modificare i rapporti già pubblicati. Secondo Alexander, quei documento sovrastimavano i rischi del virus per i bambini, proprio nei giorni in cui l’amministrazione Trump premeva per le riaperture delle scuole nel Paese.

Giordania

EPA/ANDRE PAIN | Il campo profughi di Zaatari, in Giordania

Cresce l’allarme nei campo per profughi siriani a Zaatari e Azraq, in Giordania, dopo la scoperta di tre casi positivi al Coronavirus. Gli operatori dell’Unhcr stanno intensificando i test per evitare di perdere il controllo del focolaio che minaccia due campi con circa 120 mila rifugiati. Un lavoro complicato dalle condizioni di vita nei campi con «spazi affollati e condizioni di vita anguste» che rendono difficili i distanziamenti sociali, ha spiegato il rappresentante dell’Unhcr in Giordania, Dominik Bartsch.

I tre risultati positivi sono stati trasferiti in un’area di isolamento vicino al mar Morto, mentre le famiglie venute a contatto con i contagiati sono state isolate all’interno dei campi. Intanto il governo giordano ha imposto una drastica limitazione dei movimenti dentro e fuori i campi, in attesa degli esiti dei tamponi.

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