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Coronavirus, Parigi verso il lockdown: così la chiusura dei ristoranti è diventata una battaglia nazionale

La Capitale francese, se entro domenica non vedrà migliorare i dati epidemiologici, entrerà in «allerta massima». Intanto le città periferiche insorgono per una differente attenzione al tessuto economico delle province francesi
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L’agitazione per le vie della Capitale francese è palpabile. Interessi economici, prima di tutto dei ristoratori, e salvaguardia della salute si incrociano in un dibattito accesissimo sulle decisioni che il governo ha promesso di prendere entro il prossimo lunedì. Dibattito che è sfociato in una serie di proteste che hanno coinvolto tanto il centro quanto le periferie di Parigi. Sul tavolo, c’è la chiusura dei ristoranti, al momento inevitabile se sarà confermato il lockdown sulla Capitale: «Parigi ha varcato le tre soglie della zona di allerta massima per il Coronavirus – ha dichiarato il primo ottobre il ministro della Salute Olivier Véran -. Da lunedì potremo introdurre le restrizioni del caso».

«Restrizioni», in questo caso, si traduce con chiusura totale di bar e ristoranti, già sottoposti, dallo scorso lunedì, all’obbligo di abbassare la saracinesca entro le 10 di sera. Il ministro si è riservato di valutare i dati epidemiologici che arriveranno il 4 ottobre prima di prendere una decisione definitiva. Onde evitare che l’ultimo (amaro) flûte possa essere sollevato domenica, i rappresentanti delle categorie di albergatori e ristoratori saranno ricevuti al ministero della Salute oggi, venerdì 2 ottobre, per negoziare un protocollo sanitario al fine di scongiurare le chiusure totali.

Véran ha detto di prendere in seria considerazione le proposte che arriveranno dai titolari di bar e ristoranti, assicurando che, nel caso in cui l’Alto consiglio per la salute pubblica le ritenesse ricevibili, sarebbe disposto a firmare un provvedimento che garantirebbe la continuità delle attività nonostante l’«allerta massima». L’ingresso di Parigi e della Petite Couronne in zona rossa è strettamente correlato al superamento di tre soglie di salvaguardia. Il governo spera che i seguenti valori possano ritornare sotto i limiti indicati dalle autorità sanitarie francese:

  • Il tasso di incidenza dei nuovi casi positivi settimanali calcolato su 100.000 abitanti, al momento superiore alla soglia di 250: negli ultimi sette giorni, l’indicatore ha raggiunto la cifra di 259 a Parigi;
  • Il tasso di incidenza dei nuovi casi positivi settimanali tra gli over 65 calcolato su 100.000 abitanti, al momento superiore alla soglia di 100: negli ultimi sette giorni, l’indicatore ha raggiunto la cifra di 132,9 nella sola popolazione tra i 60 e i 69 anni;
  • Il numero di posti letto occupati nei reparti di rianimazione dai pazienti Covid: la soglia del 30%, a Parigi, è stata superata.

La presidente del Consiglio regionale dell’Île-de-France, Valérie Pécresse, si è subito posizionata dalla parte dei ristoratori, contrapponendosi alle ipotesi di chiusura annunciate dal governo centrale. «Lo dico con tutto il cuore, bisogna fare di tutto per salvare i ristoranti», ha dichiarato a Bfm Tv. Poi, in vista delle riunioni delle prossime ore che coinvolgeranno le associazioni di categoria, ha lanciato l’appello all’esecutivo: «Chiedo al governo di esaminare il nuovo protocollo firmato da tutta la professione dei ristoratori, che è ancora più severo affinché si eviti in tutti i modi la serrata di bar e ristoranti».

La disparità di trattamenti

Mentre i ristoratori parigini protestano e – forse – riusciranno a far cambiare idea al governo, le città periferiche insorgono per una differente attenzione al tessuto economico delle province francesi. «Gli annunci di Olivier Véran confermano la disparità di trattamento subito da Marsiglia. Incoerente e ingiusto», ha commentato Michèle Rubirola, sindaca del capoluogo della Provenza al quale, sabato scorso è stata imposta la chiusura delle attività di ristorazione. In generale, in tutta la Francia i governatori locali stanno mostrando delle resistenze ai tentativi del governo di introdurre misure più restrittive.

Il tribunale di Rennes, ad esempio, questa settimana è intervenuto per sospendere un decreto che obbligava le palestre a interrompere le attività: l’ha fatto dopo che sono stati presentati una serie di ricorsi da parte dei gestori dei palazzetti. «Allo stato dei dati e delle informazioni presentate al tribunale, i palazzetti sportivi privati ​​non possono essere considerati luoghi di propagazione attiva del virus – si legge nella sentenza, nella quale il giudice si oppone alla decisione del governo centrale poiché la misura – non è necessaria e adeguata agli obiettivi perseguiti di combattere il virus».

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