Categorie
Coronavirus (COVID-19) Ricerca scientifica Sanità SCIENZE

Coronavirus, un giorno tanti pazienti potrebbero conservare nel loro cuore i segni postumi della pandemia

Esiste davvero un collegamento tra Covid-19 e miocardite? Tutte le incognite sono in fase di studio
L’articolo Coronavirus, un giorno tanti pazienti potrebbero conservare nel loro cuore i segni postumi della pandemia proviene da Open. …

In un precedente articolo facevamo presente l’emergere di correlazioni tra problemi al cuore, come la miocardite, e la positività al nuovo Coronavirus. Quanto possa giocare un ruolo la tempesta di citochine – conseguente a una probabile risposta non coordinata delle cellule immunitarie – è ancora oggetto di dibattito da parte degli addetti ai lavori.

Stando a stime preliminari, il 7% dei pazienti con forme gravi di Covid-19 sarebbe deceduto presentando evidenze di miocardite. SARS-CoV2 è capace da solo di provocarle in certi pazienti? Studi recenti, che approfondiremo prossimamente, mostrano quanto potrebbe essere determinante anche la predisposizione genetica, in generale sia negli asintomatici, quanto nei pazienti più soggetti al rischio di sviluppare forme gravi.

In quest’ottica non possiamo fare a meno di ricordare i casi di infarto triplicatisi a marzo, nell’Italia del lockdown, quando i nostri reparti di terapia intensiva erano in piena crisi. Science Magazine ha fatto un recap degli studi in merito, e vale la pena di dare un’occhiata per capire meglio cosa sappiamo – e non sappiamo – in merito.

Tutte le incognite sul presunto collegamento tra miocardite e Covid-19

Semplificando, potremmo dire che l’equivalente dell’infiammazione dovuta all’eccesso di citochine nei polmoni, si può ritrovare sotto forma di miocardite nel cuore. L’eventualità che questa si manifesti anche come conseguenza a lungo termine, dopo una forma lieve o moderata di Covid-19, è sottoposta all’attenzione dei ricercatori. Si parla quindi non solo di patologie pregresse, ma viceversa di problemi che potrebbero manifestarsi dopo la Covid-19.

Indizi riguardanti pazienti prima ritenuti sani che hanno manifestato insufficienza cardiaca collegata a miocardite, associati alla positività al SARS-CoV2, cominciano a essere in aumento. Mancano però dati e sufficienti studi in grado di spiegare diverse cose ancora ignote.

  • In che modo, per esempio, il nuovo Coronavirus dovrebbe danneggiare il muscolo cardiaco?
  • Quanto è frequente l’infiammazione al cuore associata alla Covid?
  • È possibile trattarla in tutti i pazienti con trattamenti già esistenti?
  • Siamo sicuri che non vi siano altre cause implicate nel fenomeno, come altri virus?

La miocardite correlata alla Covid-19, stando a quanto sappiamo finora, non sembra essere caratteristica di tutti i positivi monitorati fino a oggi. Il problema è che stiamo parlando di una pandemia, dunque anche casi che coinvolgono piccole percentuali, in rapporto ai milioni di positivi che continuano a verificarsi, diventano un problema non indifferente. Futuri studi potrebbero aiutarci a capire se c’è stato effettivamente un aumento dei casi di insufficienza cardiaca riespetto alle stagioni degli anni precedenti.

È probabile, del resto, che la Covid-19 abbia messo in luce un problema riguardante già altre infezioni. Diverse stime sui focolai di influenza calcolano che il 10% dei pazienti accusava anomalie cardiache, anche se transitorie. Queste informazioni vengono però da una letteratura piuttosto scarsa. Non è infatti banale monitorare tutti i pazienti che hanno avuto una comune influenza, allo scopo di trovare collegamenti con cardiopatie.

«Nel 2020 ha avuto casi di Covid-19 in famiglia?»

Una cosa simile è stata fatta per la Covid-19, dal team di ricerca capitanato dalla cardiologa Valentina O. Puntmann, apparsa in un paper su JAMA Cardiology il 27 luglio scorso.

«In questo studio di coorte che includeva 100 pazienti recentemente guariti da COVID-19 identificato da un centro di test COVID-19, la risonanza magnetica cardiaca ha rivelato un coinvolgimento cardiaco in 78 pazienti (78%) e un’infiammazione miocardica in corso in 60 pazienti (60%), che era indipendentemente dalle condizioni preesistenti, dalla gravità e dal decorso generale della malattia acuta e dal tempo dalla diagnosi originale», spiegano gli autori.

Un giorno, che ci auguriamo non lontano, quando ci lasceremo questa pandemia alle spalle, i medici potrebbero abituarsi a fare una domanda di routine ai pazienti che accusano problemi al cuore: «per caso era stato trovato positivo al nuovo Coronavirus?».

Infine, un altro aspetto su cui si dovrà far luce è l’eventualità che possano aver giocato un ruolo altre patologie pregresse, generando quindi la correlazione col SARS-CoV2, senza che vi sia sempre un collegamento causale. Non ci resta che attendere di leggere gli esiti dei nuovi studi in corso, per scavare ulteriormente dentro questo aspetto ancora poco conosciuto.

Foto di copertina: WebMD | What You Should Know: Myocarditis

Leggi anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *