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Il dibattito Harris-Pence e lo scontro sul Coronavirus. Senza mai parlare dello stato di salute di Trump

La positività del presidente americano, tornato nella Casa Bianca lunedì dopo aver trascorso poco più di tre giorni nell’ospedale militare Walter Reed, rappresentava un facile bersaglio per Harris. Ma la senatrice ha preferito soprassedere
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Con Donald Trump e una ventina dei suoi più stretti collaboratori positivi alla Covid e oltre duecento mila morti a causa del virus negli Stati Uniti era inevitabile che il dibattito si concentrasse in gran parte sulla pandemia. La vice di Biden, Kamala Harris, aveva un compito preciso durante il dibattito: tenere alta la pressione su Mike Pence e sull’amministrazione Trump per la loro gestione della pandemia, dipingendola come l’apoteosi di una stagione fallimentare, senza commettere a sua volta scivoloni. E così è stato.

Harris ha aperto il dibattito definendo la risposta della Casa Bianca alla pandemia «il più grande fallimento di qualsiasi amministrazione presidenziale nella storia del nostro paese», aggiungendo che Pence e Trump avevano «perso il diritto alla rielezione». Sin dall’inizio del confronto ha accusato Pence e il presidente di aver nascosto il vero costo della malattia nei primi mesi dell’epidemia. «Lo sapevano e l’hanno nascosto», ha dichiarato. «Il presidente ha detto che era una bufala. Ne hanno minimizzato la gravità».

Lo scontro sul vaccino e le mezze verità di Pence

Pence si è difeso come ha potuto. Quando Harris lo ha accusato di non avere un piano pandemico, il vicepresidente in carica ha risposto dicendo che il piano di Biden era una scopiazzatura di quello di Trump, alludendo al caso di plagio che aveva colpito Biden nel 1987 quando, durante le elezioni presidenziali, “scippò” una parte del discorso di un politico laburista britannico.

Quando Harris si è mostrata scettica rispetto alla possibilità che il vaccino anti-Covid potesse essere pronto entro la fine dell’anno – poche ore prima Trump aveva dichiarato che avrebbe potuto essere pronto addirittura prima delle elezioni se non fosse per «la politica» che cerca di sabotarlo – Pence ha accusato la senatrice della California di comportarsi in modo anti-patriottico e di «minare la fiducia» degli americani.

«Se Anthony Fauci e gli esperti mi dicessero di prendere il vaccino contro il Covid-19 lo farei, ma se me lo dicesse Trump non lo farei» ha risposto Harris piccata. Al di là della retorica, con tutta probabilità soltanto le persone più a rischio potranno vaccinarsi entro la fine dell’anno, non milioni di cittadini come invece sosteneva Pence.

Infine, Pence ha rispolverato uno dei ritornelli preferiti del presidente che in varie occasioni in passato si è vantato di aver agito tempestivamente «sospenendo tutti i viaggi dalla Cina» all’inizio della pandemia mentre Biden si era opposto «dicendo che si trattava di una misura xenofoba e isterica». In realtà, come spiega il New York Times, le restrizioni di viaggio, entrate in vigore il 31 gennaio, erano riferite soltanto ai cittadini stranieri e Biden non le ha mai criticate direttamente.

Lo stato di salute di Trump e il focolaio alla Casa Bianca

Anche Harris non è stata del tutto corretta quando ha accusato Trump di aver detto che il virus era «una bufala»: il presidente americano non si è mai spinto fino a questo punto. Ma, nonostante Harris abbia cercato di incalzare Pence sulla gestione della pandemia, non ha mai tirato in ballo la positività del presidente o degli altri membri del suo entourage (Pence è risultato negativo al tampone).

Anche quando Pence ha detto che l’evento organizzato il 26 settembre alla Casa Bianca in onore della nomina di Trump alla Corte Suprema, Amy Coney Barrett, evento da cui sarebbero scaturiti diversi contagi, si era svolto all’aperto, una mezza verità, visto che la cerimonia ha avuto luogo anche al chiuso, Harris ha taciuto.

La senatrice ha fatto altrettanto quando Pence ha elogiato lo staff medico di Trump per la sua «totale trasparenza», anche se il medico del presidente, Sean Conley, è stato costretto ad ammettere di aver minimizzato le condizioni in cui si Trump si trovava dopo il suo ricovero, omttendo di dire in un primo momento che il presidente era stato messo sotto ossigeno.

Una scelta strategica, senz’altro – del resto sia Harris sia Trump non hanno voluto infierire durante la malattia del presidente – ma anche una scelta di stile che ha contribuito ad alzare il livello del confronto, di molto superiore allo scontro avvenuto poco meno di dieci giorni fa tra Joe Biden e il presidente, tuttora positivo al virus.

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